Ora san Francesco veglia di nuovo sulla città ripulita

Il presidente della Regione Nicola Zingaretti ha inaugurato i lavori del Piano urbano di sviluppo. Nuova collocazione per la statua del Poverello di Assisi che si erge accanto alla Cattedrale di Rieti. Da monsignor Pompili la benedizione e l’augurio: «Una proposta di crescita per tutto il territorio».

C’era un vescovo, oggi venerabile, a inaugurare il monumento tra folle di fedeli che gremivano piazza Vittori fin sopra la scalinata che conduceva alla loggia del Palazzo Papale allora ancora in piedi. Si era nel novembre del 1927, a chiusura dell’anno speciale per il settimo centenario della morte di san Francesco, celebrato in modo assai solenne per volontà di quel sant’uomo di Massimo Rinaldi, che nella Rieti francescana che gli aveva dato i natali e generato al sacerdozio era tornato da un paio d’anni come vescovo dopo esserne stato a lungo lontano per l’avventura missionaria da scalabriniano.

Un altro vescovo, il ciociaro Domenico Pompili, che sin dal suo arrivo nella Chiesa reatina a settembre scorso sull’identità francescana della terra in cui è stato inviato come pastore ha sempre battuto tanto, ha presenziato all’inaugurazione della nuova – e abbastanza discussa – ricollocazione del monumento al Poverello che, su idea del venerabile Rinaldi e delle autorità cittadine di allora, lo scultore Nicoletti fuse nel bronzo e che costituisce l’elemento simbolicamente di maggior richiamo del nuovo look conferito al centro storico dai Plus. Non c’era, giovedì, scorso, la folla acclamante e devota del ’27. In compenso c’erano, con giornalisti, autorità e qualche curioso, vari manifestanti che – non fossero bastate le polemiche della vigilia da parte dei big del centrodestra che accusano la giunta Petrangeli e il governo regionale di centrosinistra di farsi belli con il progetto avviato in realtà dalla precedente amministrazione di opposto colore – hanno approfittato della presenza del presidente della Regione per richiamare l’attenzione su questioni scottanti del territorio: dall’immancabile Benito “uomo sandwich“, che placcando Zingaretti col suo cartello non ha esitato a richiamare il rischio privatizzazione dell’hospice e il discorso acqua del Peschiera (ricevendo precise rassicurazioni sul primo dal capo della Pisana, che invece sull’annosa questione dell’acqua ha risposto in modo evasivo), ai pendolari sempre più preoccupati per la faccenda Cotral (anche per loro rassi curazioni da parte di Zingaretti in merito al nuovo parco mezzi che la Regione si prepara a lanciare).

E poi precari e Rsu del Nucleo industriale, tribunale del malato sul destino incerto dell’ospedale e il cartello polemicuccio che definiva i Plus una «cremina in faccia a una Rieti che sta morendo»… A richiamare il dovere all’unità d’intenti per la crescita sociale, morale e civile del territorio, facendo tesoro del messaggio di “Francesco da Rieti”, ha provveduto monsignor Pompili, prendendo la parola prima di benedire la nuova strutturazione che, accanto alla Cattedrale, vede ora la statua bronzea del santo disposta sul “trampolino” da cui si dipana una polla d’acqua, con accanto un’aiuola d’erba verde e le quattro pietre provenienti dai santuari della Valle Santa poste accanto (ciascuna con la scritta del nome rispettivo), al termine di un percorso didascalico che inizia poco dopo i cancelli del vescovado riportando in tre step successivi sul selciato una frase che si vorrebbe attribuire allo stesso santo di Assisi ma che in realtà non esiste nelle Fonti francescane, e che comunque sintetizza in modo attualizzato lo spirito francescano: «Cominciamo dal possibile, poi dal necessario e poi ci sorprenderemo a fare l’impossibile».

Proprio da questa frase “francescana” Pompili ha invitato a prendere spunto: «Partiamo dal necessario, da quello che è prioritario, innanzitutto il lavoro; poi dal possibile, quello che ognuno può fare; e ci sorprenderemo tra qualche tempo a misurare gli effetti sui nostri figli di quel “di più” che abbiamo insieme cercato». Se Plus è l’acronimo per “Piano locale urbano di sviluppo”, ha un’assonanza con quel “di più” «che in latino si dice magis», aveva evidenziato il vescovo. E se ci si lascerà guidare dalle direzioni indicate da san Francesco – Pompili ne ha volute indicare quattro: «la natura in cui siamo immersi», «la povertà come condivisione dei pesi e delle risorse», «la semplicità dei piccoli passi » e «la fiducia contro ogni stanchezza » – allora davvero, ha concluso il presule, «Plus non sarà solo un progetto tecnico che vuole imbellettare la città, ma una proposta di crescita per rendere più bello e vivibile il nostro territorio».

Scarica «Lazio Sette» (Rieti) 7 marzo 2016


Rispondi