Chiesa di Rieti

Ogni vita è preziosa. Delle vittime del Covid e delle guerre, dei migranti, dei bimbi mai nati

Presiedendo la liturgia della Domenica delle Palme in Cattedrale, il vescovo Domenico ha letto il tempo presente alla luce delle vicende della Passione

Anche quest’anno la Domenica delle Palme ha aperto una Settimana Santa atipica. Dodici mesi fa lo era per le celebrazioni senza popolo. Nel 2021 per le misure che hanno comunque ridotto la partecipazione e costretto le forme della liturgia a necessari adeguamenti. E poi ci sono i sentimenti, l’umore, le sensazioni. All’inizio della pandemia c’erano lo sgomento e la paura, ma forse anche la fiducia che la crisi sanitaria si sarebbe presto risolta. Oggi l’animo più che sconvolto è preda dello sconforto, è fiaccato dalle limitazioni della vita e dal montare della crisi economica, ogni giorno più dura.

In questo clima le parole della Passione risuonano con tutta la loro carica drammatica, ma con altrettanta forza il cuore si dispone alla prospettiva della Risurrezione. Così, dopo la lettura dal Vangelo, il vescovo Domenico si è rivolto a quanti si sono ritrovati per la celebrazione della mattina in Cattedrale, intrecciando il tempo presente al tradimento di Giuda e al gesto della donna che unge il corpo di Gesù.

Il primo solleva una domanda: «Quanto vale la vita di un uomo?». La seconda, pur senza aprire bocca, offre la risposta. Non a caso, infatti, Gesù ne apprezza il gesto e la difende dagli attacchi dei commensali: “Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me”. «A differenza degli altri – ha spiegato mons Pompili – la donna dimostra di sapere che Gesù sta per morire, che va incontro alla morte. Solo la donna apprezza la bellezza di una vita come quella di Gesù, offerta per amore». Ungendo Gesù la donna afferma che la vita di un uomo non ha prezzo, che è preziosa come l’unguento di cui intanto si sparge il profumo. «Non dovremmo dimenticarcene di fronte alle centinaia di morti ogni giorno per il Covid; dinanzi alle vittime della guerra, della fame, della migrazione; dinanzi ai bambini mai nati», ha sottolineato don Domenico.

“Dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”, conclude il Maestro. La donna non è passata distratta davanti a Gesù: a differenza di tutti gli altri ha capito che va incontro alla fine. È stata l’unica ad apprezzare la vita di chi è in procinto di morire per amore.

Ed è così che il profumo del Vangelo si è diffuso in tutto il mondo. Esso è il profumo della vita a dispetto della puzza della morte. Una dimensione testimoniata con efficacia dai tanti missionari martiri ricordati dalla Chiesa pochi giorni prima. Un amore vissuto fino alla fine anche dai monaci trappisti del monastero algerino di Notre Dame de l’Atlas, rapiti notte tra il 26 ed il 27 marzo 1996. A 25 anni di distanza da quei tragici eventi, il vescovo ha letto le parole del priore, fr. Cristian de Cherge, ucciso insieme ai suoi confratelli: «Il mio corpo è per la terra, ma, per favore, nessuna barriera tra lei e me. Il mio cuore è per la vita, ma, per favore, nessuna smanceria tra lei e me. Le mie braccia per il lavoro, saranno incrociate molto semplicemente. Per il mio volto: rimanga nudo per non impedire il bacio, e lo sguardo lasciatelo vedere! P.s. Grazie».

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