Oggi Luigi Tenco avrebbe compiuto ottant’anni

«Ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro), ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi».
(biglietto scritto a mano, ritrovato accanto al suo corpo il 27 gennaio 1967, Luigi Tenco )

Nato il 21 marzo 1938 a Cassine, in provincia di Alessandria, Luigi Tenco ha il suo esordio discografico nel 1959. Cresciuto artisticamente a Genova, da profondo appassionato di jazz partecipa a differenti esperienze musicali in gruppi che ebbero, tra le fila, anche Bruno Lauzi, Gino Paoli e Fabrizio De André. Nel 1967 partecipa allo sfortunato Festival di Sanremo che acuirà la già profonda crisi interiore che il sensibile cantante covava da tempo.

Tuttavia, a distanza di decenni, c’è chi nutre ancora molti dubbi sulle cause reali della sua morte, salvo il fatto che Tenco, a dare ascolto a chi lo conosceva bene, era indubbiamente lacerato da un lato da una smaniosa ansia di essere riconosciuto come artista dal più ampio pubblico possibile e dall’altro dal desiderio di rimanere “autentico” dal punto di vista artistico, senza cedere a pressioni commerciali o a svilimenti della sua vena poetico-musicale. Nel 2005 la Procura di Sanremo ordinò di riesumare la salma per effettuare nuovi esami, tra cui l’autopsia: il caso venne chiuso un anno dopo e venne confermata l’ipotesi del suicidio.

Nella sera del 26 gennaio Tenco salì sul palco per cantare la sua canzone “Ciao, amore, ciao” e disse al conduttore Mike Bongiorno: «Questa è l’ultima volta». La cantò male, andando fuori tempo, dopo aver assunto un farmaco e dell’alcol e facendo spazientire Dalida, che commentò poi dietro le quinte che gliel’aveva rovinata. Tenco seppe che era stato eliminato dal Festival mentre dormiva su un tavolo da biliardo; dopo la sconfitta, non ha voluto seguire gli amici a pranzo; rientrò nella sua camera d’albergo, la 219 dell’Hotel Savoy, e fu ritrovato la mattina dopo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. Aveva lasciato una lettera nella quale era scritto che egli ha sempre creduto nella sua canzone e che gli altri non l’hanno capito.

Tenco si era presentato la sera al pubblico del Casinò ed era stato visto da milioni di italiani. La sua canzone era triste, insisteva su quei due versi: «Sapere se domani si vive o si muore». Dalida l’aveva cantata dopo di lui riscuotendo successo. Alle 2,20 la cantante francese, rientrata dal ristorante, dove aveva cenato con gli amici al termine dello spettacolo, ha bussato alla porta della camera di Tenco per dargli ancora un saluto. La luce era accesa. È entrata e ha trovato il cantautore disteso sul pavimento, già morto. Dalida ha gettato un urlo. È accorso Lucio Dalla che si trovava in una camera vicina. Si è diffuso l’allarme. L’atrio dell’albergo era affollato di cantanti e giornalisti che commentavano i risultati della serata: la notizia si è subito sparsa per tutta Sanremo. Preso dall’emozione, Dalla è crollato su una sedia, singhiozzando: «Tenco si è ucciso!». Aveva 28 anni.

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