Nuovo itinerario per l’Europa: dall’Unione alla Federazione. Una proposta per superare l’impasse

Con l’avvento della globalizzazione e dell’era digitale la sovranità nazionale appare fortemente ridimensionata e indebolita, incapace di fornire ai cittadini dei diversi Paesi le risposte di cui hanno bisogno. Nel Vecchio continente occorre un progetto rinnovato, fra solidarietà e sussidiarietà, che punti a creare una Federazione, rafforzando il processo comunitario pur nel rispetto delle “diversità” nazionali. Una proposta da discutere, fra crisi, Brexit e rilancio dell’Ue

Non dobbiamo dimenticarcelo: il processo d’integrazione e unificazione europea è finalizzato all’unità politica del nostro continente nel rispetto delle sue diversità nazionali e culturali. La solidarietà e la sussidiarietà, la pace e la libertà, la riconciliazione, la tolleranza e la giustizia sono valori di estrema importanza nella definizione dei contenuti e della motivazione di questo progetto; sono l’etica della politica di unificazione europea.
In un momento di difficoltà e battute d’arresto, di referendum (per dire sì o no al “Brexit” il Regno Unito vota il 23 giugno) dagli esiti incerti e potenzialmente destabilizzanti, in cui apparentemente si mostra il fallimento del progetto, è necessario pensare al futuro alla luce dell’esperienza acquisita durante questa lunga crisi.
Le istituzioni e i processi politici, con cui dalla fine della seconda guerra mondiale si è esplicitato il movimento di integrazione europea,

hanno fatto crescere la riconciliazione dei popoli d’Europa attraverso un percorso graduale e dinamico di ancoraggio e intreccio tra un numero sempre crescente di Stati che hanno così garantito la propria pace. Questo metodo ha tuttavia rivelato dei limiti.

L’unità dell’Europa deve essere collocata nella continuità del processo avviato quasi 70 anni fa ed essenzialmente di successo. Ma nei metodi così come nei suoi contenuti, in futuro questo processo dovrà essere all’altezza delle nuove sfide, dettate in particolare dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione. I compiti da affrontare richiedono un’autorità riconosciuta da tutti i membri, che prevalga sulle posizioni egoistiche o nazionalistiche.
Come con la più recente grande sfida migratoria – con persone che cercano protezione nei Paesi dell’Unione fuggendo dalle zone di guerra del Medio Oriente e dalla miseria dell’Africa – tutte le gravi crisi hanno portato il sistema politico e istituzionale dell’Unione europea sempre oltre i limiti delle sue capacità di funzionamento, ma hanno anche avuto la possibilità di generare una “scossa” e una pressione tali da far nascere l’intuizione necessaria per superare l’impasse.

È ora che i responsabili negli Stati membri dell’Unione europea guardino oltre la sovranità nazionale

di cui non è rimasto molto altro che la capacità di impedire gli sviluppi che invece sarebbero necessari. Essi dovrebbero finalmente riconoscere che i propri Stati ritroveranno la sovranità solo in comunione gli uni con gli altri. Perché nel contesto della globalizzazione e della digitalizzazione, la sovranità non sta più nel riuscire a fare o non fare ciò che si vuole, a prescindere dai propri vicini, ma piuttosto nel poter contare sui vicini per affrontare insieme i problemi comuni.
Questa intuizione dovrebbe portare alla convocazione di una Convenzione costituzionale composta da parlamentari nazionali ed europei, per

decidere la rifondazione dell’Unione in una Federazione

che potrebbe assumere una struttura istituzionale con gli elementi essenziali dell’Unione europea, radicalmente rimodellati nel senso della democrazia e del federalismo: la funzione di governo per tutti gli ambiti politici dovrebbe essere di competenza della Commissione europea controllata dall’Europarlamento. Il Consiglio dei ministri dovrebbe essere una Camera di Stato accanto al Parlamento responsabile per la legislazione. La legittimità della Commissione come organo di governo dovrebbe essere garantita dal Parlamento, in accordo con il Consiglio, tenendo conto dei risultati delle elezioni europee, a cui parteciperebbero candidati designati dai partiti.

Nella Federazione europea gli Stati membri avrebbero una parte importante di responsabilità in molti settori della politica, in particolare nella politica interna, sociale, nei settori della cultura e dell’educazione.

Tra l’altro le risorse della Federazione sarebbero a disposizione per gestire compiti comuni, federali. Attraverso un sistema di solidarietà finanziaria federale sarebbe inoltre istituzionalizzata la solidarietà economica tra gli Stati membri.
L’euro diventerebbe la moneta di tutta la Federazione. La politica estera, quella di sviluppo e la politica di sicurezza, nonché l’organizzazione e l’uso delle forze militari sarebbero competenze esclusive della Federazione.

Attraverso un forum delle autorità regionali e locali le corporazioni territoriali avrebbero la possibilità di partecipare al processo legislativo e alle politiche che li riguardano. Il rafforzamento della democrazia partecipativa sarebbe affidato a un Forum della società civile.Gli Stati membri dell’Unione europea che non volessero aderire alla Federazione, tuttavia, rimarrebbero Stati “associati” e vincolati alle norme del mercato interno.

Non di meno, la Federazione, nel garantire le priorità della politica di sviluppo, sicurezza ed estera ruotanti attorno all’asse fondamentale della pace, avrebbe risorse e opportunità derivanti dalla nuova unità raggiunta, indirizzando la stessa Federazione europea verso un partenariato solidale, per lo sviluppo economico, sociale e democratico dei Paesi terzi bisognosi e vulnerabili in Europa, Africa e nel Medio Oriente, contribuendo a costruire una vasta area di stabilità, democrazia e crescita economica e sociale.

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