Coronavirus

Nuova stretta di Conte, ecco cosa dice il nuovo Dpcm

Firmato il nuovo Dpcm, Conte in tv: «Agiamo con misure diverse. No al Mes». Nuovo stop a convegni e sagre. Scuola, alle secondarie possibili turni pomeridiani e Dad. I sindaci potranno chiudere piazze

Il “coprifuoco” resta limitato alla notte e poi una nuova stretta – ma non troppo dura – su “movida”, convegni, fiere ed eventi pubblici. Oltre all’apertura a turni pomeridiani nelle scuole, che comunque restano aperte. Si è concluso con un accordo di massima su questi contenuti l’ennesimo vertice di maggioranza fra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e i capi delegazione al governo dei partiti, durato oltre 3 ore questo pomeriggio. Con l’obiettivo, ha detto Conte nella conferenza stampa serale (per la prima volta con mascherina), di «scongiurare un nuovo lockdown generalizzato», ma con «soluzioni diverse da quelle della scorsa primavera», anche se «la situazione è critica». Il nuovo Dpcm “anti-assembramenti” è stato già firmato dal capo del governo (che ha informato i leader dell’opposizione e i presidenti delle Camere, davanti alle quali riferirà martedì o mercoledì): contiene le misure per fronteggiare l’emergenza da Covid-19, alla luce della forte impennata negli ultimi giorni del numero dei nuovi contagi (saliti per tre giorni di seguito oltre quota 10mila) che hanno reso già superate le norme emanate con un altro Dpcm appena martedì scorso.

Locali pubblici. È il settore con le maggiori novità. Per i ristoranti, dopo un lungo confronto sull’eventuale anticipo alle ore 22 o 23 dell’orario di chiusura, si è deciso di confermare le ore 24, con l’aggiunta della regola di un massimo di 6 persone al tavolo, per non danneggiare ulteriormente un settore già duramente colpito. Ogni attività sarà vietata dalle 24 (fino a quell’ora sarà possibile anche l’asporto) alle 5 del mattino, colmando così un “buco” del precedente decreto che non aveva indicato gli orari di apertura. Per gli altri locali (bar, pub, ecc.) viene invece anticipato alle 18 lo stop alla vendita “non serviti”, cioè senza il servizio al tavolo che consente di mantenere il corretto distanziamento, stop che riguarda soprattutto la somministrazione di alcoolici. Una soluzione preferita rispetto alla “stretta localizzata” che era stata proposta dalle Regioni in alcuni interi quartieri di quelle città o Comuni dove il contagio è più elevato, o anche in altre zone dove è maggiore il rischio di assembramento. Per le feste collegate a cerimonie religiose o civili resta il limite delle 30 persone, come dal precedente Dpcm.

Risarcimenti selettivi. Per tutelare gli esercenti, Conte ha detto che «dobbiamo predisporci ad elargire ristori e ci sono diversi miliardi per questo, anche nella manovra, ma quello che non possiamo permetterci sono le elargizioni a pioggia. Per questo motivo sarà fatta una analisi dettagliata per capire chi ha bisogno di aiuti e sostegno».

Eventi pubblici. Sono vietate le sagre e le fiere di comunità, mentre restano consentite le fiere di carattere nazionale e internazionale. Sono sospese, afferma una bozza del testo, “tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle svolte con modalità a distanza”. Tutte le cerimonie pubbliche dovranno rispettare rigorosi protocolli. Inoltre è “fortemente raccomandato di svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza”.

Mobilità. I sindaci possono disporre la chiusura al pubblico, dopo le 21, di vie o piazze nei centri urbani, fatto salvo l’ingresso e l’uscita da negozi e case presenti in quelle zone. I sindaci però non ci stanno e rimandano la palla al governo: «Sarebbe un coprifuoco scaricato sulle nostre spalle. Abbiamo fatto presente la questione al governo».

Scuole. L’obiettivo resta quello di evitare nuove chiusure. Per questo è ribadito che le scuole dell’infanzia e le elementari continueranno a svolgersi “in presenza”. Per le secondarie di secondo grado, invece, viene chiesto di prevedere “forme flessibili nell’attività didattica”, rafforzando ove possibile il ricorso alla didattica a distanza e modulando gli orari d’ingresso e d’uscita “anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga prima delle ore 9”. Per centrare questo risultato, fondamentale è il ruolo dei trasporti pubblici: si punta a potenziare la dotazione delle aziende di trasporto ricorrendo anche ai bus turistici privati. «Da parte nostra c’è massima disponibilità. Ci sono già 1.628 bus turistici in circolazione e siamo disponibili a potenziare il sistema», ha detto la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli (Pd). Sul punto c’è stato però nell’incontro con gli enti locali uno scontro duro con lei e con l’altra ministra Lucia Azzolina (M5s). «Il ministro dei Trasporti dice che non si può incrementare ulteriormente l’offerta del trasporto pubblico. E contemporaneamente il ministro dell’Istruzione dice che per rimodulare gli orari e scaglionare l’ingresso e l’uscita degli studenti della scuola superiore, alleggerendo così la pressione, dovremmo fare incontri con qualche migliaio di dirigenti scolastici. A questo punto, mentre il virus avanza, tra due settimane staremo ancora parlando di cosa fare»”, è sbottato il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Sport. Restano consentiti soltanto gli eventi e le competizioni “di interesse nazionale o regionale”. Gli sport “di contatto” a livello amatoriale, come calcetto e basket, restano vietati con uno stop anche per le associazioni e scuole. Per gli sport di base sono permesse le sole attività individuali, senza gare e competizioni. Per mantenere aperte le palestre sono scese in campo le Regioni, con una precisa richiesta condivisa dallo stesso ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora: la soluzione è di dare una settimana per adeguate verifiche sul campo, ma se saranno riscontrate diffuse violazioni tutte le attività verranno bloccate. E il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha chiesto che non ci sia «nessuna decisione avventata sullo sport: l’eventualità paventata di chiusura di tutte i campionati e le attività organizzate dall’associazionismo sportivo va in contrasto con i protocolli approvati dal Cts d’intesa col ministero».

Smart working. Sulle regole per il lavoro Conte si è limitato a dire che «interverremo con il ministro Fabiana Dadone per incrementare lo smart working», ovvero il lavoro a distanza. Si parla di un incremento al 70 o 75% per il pubblico impiego (il raggio d’azione della ministra Dadone) che sarà reso obbligatorio, mentre nel settore privato dovrebbe essere emanata soltanto una “forte raccomandazione”, non un obbligo. Inoltre nelle pubbliche amministrazioni tutte le riunioni si svolgeranno in modalità “a distanza”, salvo che “motivate ragioni” giustifichino la presenza fisica degli interessati.

Azzardo. Sale-giochi, punti scommesse e sale Bingo potranno essere attive solo fino alle 21.

No al Mes. Sul Meccanismo europeo di stabilità, ovvero sulla nuova linea di credito dell’Europa (36 miliardi per l’Italia) per le spese sanitarie, rispondendo a una domanda il capo del governo è stato più chiaro che mai, forse in forma definitiva: «Non è una panacea. I soldi del Mes sono prestiti, non possono finanziare spese aggiuntive, si possono coprire spese già fatte in cambio di un risparmio sugli interessi. Va però a incrementare il debito e, quindi, va coperto e io allora devo intervenire in termini di nuove tasse o tagli di spese se prendiamo i soldi del Mes». Mentre sulle prossime festività natalizie, ha risposto: «Non faccio previsioni. Dico solo: rispettiamo tutte le regole e impegniamoci e poi auguriamoci tutti di poter riprendere quanto prima anche le attività di svago».

Domenica mattina, per cominciare a mettere a punto i nuovi interventi anti-epidemia si era tenuto un nuovo confronto governo-Regioni, convocato dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, alla presenza anche di Anci e Upi. Le richieste dei governatori sono state: le palestre restino aperte, margini sulle chiusure dei locali, più bus turistici da utilizzare per potenziare i trasporti pubblici e un maggior coinvolgimento dei medici di famiglia nei tamponi rapidi. Così ha reso noto Giovanni Toti, il presidente della Regione Liguria. All’incontro del mattino hanno partecipato anche il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, il commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, e, in video-collegamento, il ministro della Salute, Roberto Speranza, le ministre Azzolina e De Micheli, infine il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. La trattativa più accesa è stata su tre punti: gli orari di chiusura dei locali, le scuole e il connesso tema dei trasporti.

da avvenire.it

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