Non basta Giove pluvio… le falde sono ai minimi, i bacini di raccolta pure

L’acqua è diventata una risorsa preziosissima anche in Italia. Se ne sono accorte le pianure settentrionali, attraversate da fiumi quasi in secca, con laghi ai minimi e montagne brulle anche di febbraio

Si avvicina l’11 novembre, quel San Martino che – in grosse fette d’Italia – rappresentava simbolicamente la fine dell’annata agricola. Al Nord erano terminate le raccolte; si concludevano i rapporti di mezzadria e quelli con i braccianti stagionali. Insomma, tempo di bilanci.

Li facciamo anche noi per una stagione che ha vissuto uno degli anni climatici più incredibili da molto tempo in qua. Un inverno secco e senza precipitazioni al Nord; una primavera funestata da gelate fuori tempo che hanno compromesso varie fioriture; un’estate torrida che non ha mai visto una goccia d’acqua, e si è conclusa con molteplici quanto locali fenomeni di tempeste e grandine: insomma la mazzata finale, aggravata da un ottobre sahariano. L’insieme di queste piaghe d’Egitto ha portato ad un calo delle produzioni generalizzato: amen se tocca il mais; si piange di più quando gli alberi sono privi di frutta, le uve danneggiate, le olive assenti.

Ovviamente l’Italia è lunga e la terribile siccità piemontese non è nemmeno parente della situazione climatica molisana o sarda. Ma in generale questo 2017 ha raccontato cosa succede se non ci pensa Giove Pluvio a sistemare le cose: un disastro. E se questa brutta stagione imminente non portasse precipitazioni come un anno fa? Nessuno ci vuole nemmeno pensare, le falde sono ai minimi, i bacini di raccolta pure.

Ecco: è proprio il fatto che nessuno ci vuole pensare da molti anni in qua, che ci fa dipendere dalla danza della pioggia. Si sono più costruiti invasi che ci proteggano dalle alluvioni quanto ci salvino dalle siccità? Si è fatto qualcosa per impedire che quasi la metà dell’acqua trasportata per usi civili si disperda prima di arrivare nei nostri rubinetti? Si è provveduto ad allargare o soltanto a cambiare quel sistema di irrigazione realizzato nella seconda metà del Novecento, e ora obsoleto o poco efficace?

L’acqua è diventata una risorsa preziosissima pure in un’Italia solitamente beneficata da un clima splendido. Se ne sono accorte le pianure settentrionali, attraversate da fiumi quasi in secca, con laghi ai minimi e montagne brulle anche di febbraio. E se alla società italiana interessa poco il raccolto del Tavoliere o dei frutteti romagnoli, è sicuramente molto attenta alla mancanza di acqua dai rubinetti, come hanno temuto l’estate scorsa i cittadini romani.

Ti rispondono: le competenze, gli enti, il raccordo delle burocrazie, la mancanza di fondi… Per non fare, c’è sempre una scusa pronta. E se si tratta di un’emergenza nazionale di quelle da primi posti in hit parade, allora sia lo Stato ad avocare a sé tutta la matassa e a dipanarla anche grazie ai cospicui fondi europei che solitamente lasciamo ai cugini spagnoli o francesi.

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