Premio Nobel

Nobel per la pace: assegnato a Denis Mukwege e Nadia Murad

Nobel Pace: Raffaelli (Amref Italia), «riconoscimento a Denis Mukwege dà forza all’Africa e alle donne» ---------------- «Arriva un grande messaggio dal Premio Nobel per la Pace 2018”, assegnato a Denis Mukwege e Nadia Murad “per i loro sforzi per mettere fine alle violenze sessuali nei conflitti armati e nelle guerre».

«Arriva un grande messaggio dal Premio Nobel per la Pace 2018”, assegnato a Denis Mukwege e Nadia Murad “per i loro sforzi per mettere fine alle violenze sessuali nei conflitti armati e nelle guerre». «L’idea potente che ne esce è che Mukwege e Murad sono due persone della società civile: Mukwege, medico specializzato in ginecologia e ostetricia; Murad, attivista yazida – minoranza religiosa di lingua curda».

Così il presidente di Amref Italia, Mario Raffaelli, già sottosegretario agli Affari esteri, commenta la decisione di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2018 a Mukwege e Murad, riconoscimento che quest’anno, “grazie alla figura di Denis Mukwege parla anche di Africa, di salute, di empowerment delle donne».

«Mukwege – aggiunge Raffaelli – è diventato uno dei massimi esperti nel mondo nel trattare i danni fisici dovuti agli stupri».

Dopo aver studiato in Burundi e in Francia, è tornato nel suo Paese di origine, la Repubblica Democratica del Congo, dove ha fondato l’Ospedale Panzi di Bukavu, nella parte orientale del Paese. Già nel 2014 ha ricevuto dal Parlamento europeo il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

«Per chi come noi, da 60 anni, vede crescere l’Africa attraverso ostetriche, operatori di salute comunitari e dottori questo premio – sottolinea il presidente di Amref – è una conferma e un invito ad accelerare: per la salute dell’Africa, che non può non passare dalla salute e dall’empowerment delle sue donne, dalla tutela dei loro diritti, della loro dignità; accelerare per la formazione sanitaria, che è garanzia di equità in salute, e per la salute del mondo intero”. “Questo premio – conclude Raffaelli – può veramente rappresentare un segnale forte, una storia da raccontare in ogni comunità. Sarebbe bello parlarne anche ai tanti ragazzi dell’Università di Amref in Kenya, una sfida recente di Amref per preparare operatori sanitari africani. Ma anche nelle comunità più remote, dove piccoli Mukwenge e piccole Nadia possono sognare un futuro diverso per le loro terre, e perché no, per il mondo intero».

Rispondi