Nemica Europa?

L’Italia è un Paese storicamente europeista, non troppo spaventato dall’idea di entrare in una più grande famiglia di Stati. Comincia però a serpeggiare un forte malcontento e l’idea che convenga fare qualche passo indietro…

Fino a quando, Europa, abuserai della nostra pazienza? Vorremmo annunciarlo pacatamente: se questa è l’Europa, finiremo per schierarci contro!

Ma non ci stiamo accodando agli antieuropeisti per ideologia, ai complottisti ad ogni costo, o a certi furbi denigratori a giorni alterni della bandiera blu con le stelle gialle.

No, lo diciamo per coerenza al nostro vizio di guardare le cose in faccia, cercare di analizzarle e poi tirare qualche somma.

Che decisioni prende, come risponde alle crisi, cosa «ci chiede» l’Europa? Per capirci qualcosa proviamo a vedere cosa succede nel resto del continente, a volgere lo sguardo al di là dei disastri di casa nostra.

È fin troppo facile notare l’infinito tormento che si continua ad infliggere al popolo greco. L’idea tedesca di farne una “Zona Economica Speciale”, in perfetto stile cinese, secondo quanto riportato di recente dal «Der Spiegel», ci fa rabbrividire.

Ma notizie non meno inquietanti vengono da altre aree del Sud Europa. Sull’edizione on-line de «Il Fatto Quotidiano», ad esempio, leggiamo un titolo a prima vista confortante: «Crisi Spagna, Rajoy tutela i senzatetto». L’idea del Governo spagnolo è di lasciare le case pignorate dalle banche che hanno ricevuto aiuti di Stato a chi un’abitazione non ce l’ha più per colpa della crisi. Un bel numero di alloggi a disposizione dei tanti sfrattati del Paese, in cambio dei milioni che gli istituti di credito hanno ricevuto da Madrid. Un provvedimento per difendere i cittadini dell’indigenza e risparmiare a intere famiglie di dormire in macchina. Tutto bene direte.

Ma, per l’appunto, arriva l’aspetto allarmante: subito dopo l’annuncio – si legge su «El Mundo» – è arrivato l’altolà dell’Europa: per qualsiasi nuova regolamentazione nel settore finanziario, hanno fatto sapere da Bruxelles, bisogna consultare i tecnici della Commissione e della Banca Centrale Europea.

Accidenti! Non appena i burocrati si sono accorti che qualcuno cerca di tamponare l’impoverimento generalizzato dove la crisi morde più forte, non hanno esitato a bloccare tutto. Che gli appartamenti pignorati restino chiusi perché non c’è chi li compra sembra un dettaglio secondario. A questa gente (non eletta da nessuno) pare importi solo di favorire le banche, anche a costo di gravi limitazioni alla sovranità degli Stati.

Così si finisce per compromettere la già scarsa capacità dei Governi di aiutare i cittadini e sollevarli, almeno in parte, dalla disperazione.

Esageriamo? Forse, ma le cose non cambiano di molto se torniamo in casa nostra: tutti ci siamo commossi e preoccupati per il sisma in Emilia Romagna. Di fronte a un tale disastro ci si sarebbe aspettato un corposo intervento pubblico. Ma non è possibile: «Il tempo dei lussi è terminato», ha dichiarato il sottosegretario Catricalà. Le regole dell’Unione Europea parlano chiaro: non si possono dare “aiuti di Stato” a chicchessia, terremotati inclusi!

Anche loro dovranno pagare tutte le tasse, compresi gli arretrati, se hanno l’azienda “agibile”. E fa niente se da quelle parti il lavoro è calato del 50%. Conta solo ciò che «vuole l’Europa». Tutt’al più, in armonia con lo stile europeo, potranno chiedere i soldi alle banche. Saranno queste a decidere, secondo il loro tornaconto, chi li avrà e chi non li avrà (ovviamente in prestito). Lo Stato non può più aiutare i cittadini. A Bruxelles e Strasburgo qualcuno ha deciso che lo debbono fare le banche (nel proprio interesse, ovviamente).

Povera Europa! Che ne è stato del sogno, del progetto di civiltà, della terra dei diritti e delle tutele? Al di sotto di questa propaganda abbiamo scoperto un nemico potente, pronto a lavorare contro i cittadini, contro l’idea stessa della cittadinanza, pronto a mettere in ginocchio i lavoratori e le famiglie. Pronto ad espropriare interi Stati.

Che dire? Siamo fuori strada se diffidiamo di tanti “amici” dell’Europa? Cari lettori, noi non siamo contro l’Unione dei Paesi del Vecchio Continente. Ma vi chiediamo: come possiamo scongiurare che prenda il sopravvento una casta tecnocratica, sorda ed oppressiva? Come possiamo evitare che sia l’Europa a schierarsi contro di noi (cittadini)?

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