Nella quarta domenica di confessione in piazza le confessioni dei fedeli

Piazza Cavour - Missione nelle piazze

Le prime confessioni in piazza, ieri, durante la celebrazione della terza giornata della Missione per l’Anno della Fede indetta dal Cammino neocatecumenale come risposta all’invito di Papa Francesco: «Andate sulle piazze ed annunciate a tutti che Cristo Gesù, il nostro Salvatore, è risorto». Non sono stati molti a vincere la naturale titubanza e la conseguente trepidazione di questa esperienza religiosa pubblica. Ma i sacerdoti che erano stati chiamati a trasferire il loro confessionale sotto il cielo, hanno levato più volte la loro mano che rimetteva i peccati nel segno della Croce.

Il quarto pomeriggio della missione si è svolto nelle due piazze Vittorio Emanuele e Cavour dove, domenica prossima, si concluderà questa prima esperienza della Chiesa reatina, come quella in corso in tutto il mondo, dove diecimila sono stati i luoghi pubblici organizzati all’aperto che hanno ospitato la predicazione e che, per tre quarti d’ora, sono servite ad abbandonare il tempio, ove bisogna recarsi per incontrare Gesù, andando invece incontro agli uomini e alle donne, presi da tutt’altri interessi intesi come strumenti di liberazione dell’uomo quando si fanno assurgere a valori assoluti e non lo sono per i motivi che tutti conoscono.

Durante la missione svoltasi sulla piazza prospiciente a Palazzo di Città, si sono celebrati anche i festeggiamenti per la vittoria della Juventus, campione d’Italia. Tutto è filato liscio nel reciproco rispetto e nella comprensione più assoluta. Segno di molta maturità. I neocatecumenali e i fedeli che assistevano alla predicazione, hanno pregato anche per i giovani sportivi e perché nei campi di gioco trionfino la correttezza, la lealtà e siano eliminati i negativi fenomeni di razzismo. Alla fine don Carlo ha benedetto tutti coloro che erano sulla piazza e l’intera città.

Dopo la recita dei Vespri, le testimonianze dei giovani sui miracoli che Gesù ha fatto nella loro vita, preservandoli dai molti pericoli cui la gioventù di questa generazione è esposta (il riferimento era alle droghe, all’alcool e ai cibi consumati con sregolatezza per stordirsi ed annientarsi), la catechesi ha riguardato il kerigma, l’annuncio della Buona Notizia tratta dal Vangelo. Con forza è stato proclamato l’invito alla conversione, attraverso il Cristo Risorto e l’annuncio dell’Amore di Dio per ogni donna ed ogni uomo. E da qui la disponibilà dei sacerdoti a ricevere subito le confessioni di chi avesse voluto.

Molte persone che transitavano sulle due piazze, sono state incontrate da giovani e adulti ed è stato spiegato loro, con tenerezza e amore, così come ha voluto Papa Francesco, che c’era, se fossero stati interessati, la possibilità di continuare l’ascolto delle catechesi nelle parrocchie di Sant’Agostino, san Francesco Nuovo e san Michele Arcangelo ove sono presenti le Comunità neocatecumenali.

A molti è stata brevemente raccontata l’esperienza umana e spirituale di Kiko Arguello, fondatore del Cammino, artista ateo, convertitosi dopo una profonda crisi esistenziale. Della sua conversione Kiko parla ora nel libro: “Il Kerigma. Nelle baracche con i poveri”, beestseller mondiale, in testa in tutte le classifiche delle nazioni.

A un certo punto della sua vita – è scritto nel risvolto di copertina di Kerigma, edito dall’editrice San Paolo – la fede di Kiko va in crisi. L’artista perde i contatti con Dio ed entra così in un periodo di deserto spirituale nel quale nulla però lo soddisfa: né i successi artistici come pittore, né le relazioni umane. Sull’orlo della disperazione e di fronte ai tanti fallimenti, – continua il testo delle Paoline -, Kiko grida a Dio il proprio sconforto. E Dio lo prende per mano e lo guida passo passo a riscoprire il dono della fede, prima attraverso l’incontro con la devozione alla Madonna, quindi con i Cursillos de Cristianidad, altro movimento conciliare laico nella Chiesa, un tempo vivo e vivacissimo anche a Rieti fino alla morte di mons. Giovanni Benisio, poi immergendosi completamente nella vita dei poveri nelle baracche di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid, abitate in prevalenza da rom, prostitute, alcolizzati violenti e sfruttatori delle loro donne.

Da questa esperienza drammatica matura in Kiko la consapevolezza dell’urgenza di annunciare la Buona Notizia, il kerigma, ai più poveri. Insieme a Carmen Hernández, una missionaria laica, a contatto con il rinnovamento del Concilio, fonda una piccola comunità riunita intorno alla Parola e alla Liturgia e con la Comunità costituisce il Tripode su cui si basa la Fede. A Roma giunge per continuare la sua missione presso la Parrocchia dei Martiri Canadesi. È l’inizio del Cammino Neocatecumenale, che fa sua l’istanza del Concilio Vaticano II di istituire il catecumenato degli adulti, distinto in più gradi, scrutini e passaggi, dando il via ad una forma di iniziazione cristiana, presente oggi in oltre cento nazioni con migliaia di comunità e poco meno di cento seminari Redemptoris Mater, dove accorrono i giovani che durante le Giornate Mondiali della Gioventù si dichiarano pronti per diventare presbiteri i ragazzi, e le giovani ad intraprendere la vita religiosa. Nei Rdemptoris Mater fino ad ora sono stati ordinati oltre 2.500 presbiteri, secondo l’art. 18 degli Statuti che stabiliscono “come ogni vero itinerario di catechesi, come il Cammino neocatecumenale, è anche un mezzo per suscitare vocazioni sacerdotali e di particolare consacrazione a Dio nelle diverse forme di vita religiosa e apostolica e per accendere nel cuore dei singoli la vocazione speciale missionaria”.

Infine, proprio nell’anno 2008, arriva l’approvazione definitiva dello Statuto del Cammino da parte della Santa Sede attraverso il Pontificio Consiglio per i laici a firma del Cardinale Presidente Stanislaw Rylko.

Foto di Massimo Renzi.

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