Nel nome di Maria: una madre lo sa…

Si è tenuta l’8 maggio all’Auditorim Varrone la quarta edizione di “Nel nome di Maria”, manifestazione originale e impegnativa, che intreccia tante storie e tanti messaggi.

Nel mese di maggio sembrerebbe quasi un’iniziativa dedicata alla Madonna. Lo è, ma non solo: è insieme il racconto di un’amicizia, un atto d’amore, da un gesto straordinario. Il mese mariano comprende anche la festa della mamma. E la Maria che ha ispirato l’evento è appunto una mamma.

Alle origini c’è la storia di una coppia: un uomo e una donna che decidono di diventare genitori, pur sapendo che lei sarebbe venuta a mancare molto presto. In un momento di difficoltà si sono rivolti alla vita.

Questa madre decide di far nascere il proprio figlio pur sapendo che non l’avrebbe potuto crescere. Un bellissimo atto d’amore, che ha avuto la forza di imporsi su quanto di inevitabilmente negativo doveva accadere.

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Testo di Virginia Tomaselli:

Una madre lo sa sempre, prima ancora di saperlo davvero, che sta per diventare madre. Sa quando Tu, suo figlio, hai bisogno di lei, anche se non glielo dici. Una madre lo sa che ti sei innamorato, lo capisce subito. Sa quando ti sei cacciato nei guai, lei ti osserva col cuore, lo vede in un batter d’occhio che qualcosa non va.

Ha forse qualche potere magico? No, la cosa più sorprendente è che è tutto naturale.

Naturale viene da Natura. E la natura è vita. Ella è esistenza, scriveva Leopardi. Ella stessa ama la vita, e procura in tutti i modi, e tende in ogni sua operazione alla vita. Stessa cosa che fa una Madre.
E’ incredibile come alcune parole della nostra ‘lingua Madre’, siano non a caso, di genere femminile.

Ad esempio, la parola “Casa”. Perché ti accoglie in ogni momento, così come ne è capace una madre, specialmente la sera, al ritorno dal lavoro. Anche la parola SERA è di genere femminile: è lei che ogni giorno ci dà l’ultima carezza prima di andare a letto, così, come fa una mamma.

E ancora, la parola “Strada” è di genere femminile: la strada ci conduce ovunque noi vogliamo andare, ovunque è il nostro destino, proprio così come fa una madre con noi. Si potrebbe continuare all’infinito perché ci sono parole di genere femminile davvero eccezionali: “Passione”, “Verità”, “Sofferenza”, “Anima”, “Morte”, “Vita”… tutte quante come una Madre.

Certo per ognuno di noi la propria madre è “la mamma” ma ho imparato che tutte le Maria sono speciali, a loro modo. È dopo aver letto ‘Lettera a un bambino mai nato’ della Fallaci che ho cominciato ad amare tutte le mamme, senza giudicare anche quelle che decidono di non tenerlo il proprio figlio, perché..continuano comunque a rimanere madri.

La madre di Stefano, classe 1916, diede dignità a tutti i morti abbandonati a se stessi nelle terre dei Colli Albani, a causa della Guerra; per lei non vi fu differenza alcuna, alleati e non, italiani, inglesi, americani, polacchi, tedeschi erano tutti ‘figli di mamma’, tutti avevano una mamma che pregava per loro, che palpitava, che ne aspettava il ritorno; ai resti sparsi in quelle campagne, ben novecentosessantatre, la mamma di Stefano restituì la dignità, facendoli ritornare – a sue spese – ciascuno nel Paese natale.

La mamma di Roberto ha avuto il suo bambino a diciassette anni, “errore” di gioventù, e ha atteso che quel frutto di un amore troppo acerbo raggiungesse la maggiore età per riprendersi la sua vita di donna. Così Roberto, ormai grande, ha scelto la via più facile, seguendo la vita ‘dissoluta’ di suo padre e ignorando i consigli di sua madre, che lo ha sempre avvertito “Scappa ora che puoi. Vai lontano!” E lo ha anche maltrattato, quando capiva che il sangue del suo sangue stava esagerando. Ma.. nel momento di non ritorno, la mamma di Roberto è stata tre giorni e tre notti fuori il cancello di quella struttura asettica, chiedendo informazioni su di lui, notizie sul suo stato; quindi – proprio perché una madre lo sa – ha firmato affinché suo figlio potesse tornare a casa con lei.

Stefano e Roberto sono solo due delle voci tra i detenuti, che hanno raccontato di come una madre sappia perdonare, sempre.

Poi c’è Doina, che invece in carcere c’è finita perché ai suoi figli aveva promesso una casa e una vita migliori della sua e così, i soldi, aveva cominciato a procurarseli prostituendosi, come se per amore di madre il fine giustifichi i mezzi, a tutti i costi.

Ci sono madri che si incatenato addirittura nel Palazzi delle varie Istituzioni per far valere i diritti dei loro figli, vittime di qualche Destino crudele.

Quest’anno ho conosciuto una mamma particolare: con la gioia di chi l’ha sempre circondata con affetto, un giorno, ci ha comunicato che in primavera avrebbe avuto un figlio. I mesi trascorrevano e lei fioriva nella maniera più bella che una donna possa desiderare. L’ultima volta che l’ho incontrata rideva, rideva felice così tanto da trasmettere anche a me la voglia di diventare Madre.
Discutevamo sul nome che avrebbe avuto il nascituro, un bel maschietto: “No, i nomi che terminano in ‘A’ non mi piacciono, mi sanno di femmina. Nemmeno quelli in ‘E’. Il mio bambino avrà un nome composto che finisce in ‘O’.

Abbiamo riso, insieme. Il momento era sempre più vicino, tutti attendevamo questa nuova vita ma… il suo bambino ha deciso che questo mondo, forse, con tutte le sue difficoltà, non gli piaceva abbastanza.
Vorrei dire a questa mamma, che è stata, è e continuerà a essere comunque la mamma di suo figlio, e che il suo dolore non le toglierà mai la dignità di madre.

Infine… c’è la mia di mamma. Una mamma come tanti hanno, ordinaria e speciale allo stesso tempo; una mamma che ha saputo sempre conciliare il suo lavoro e le sue faccende con la cura di noi figli. È proprio la sua normalità a renderla preziosa. Spesso ad alta voce, davanti a me, si chiede “Chissà se sono una buona mamma!”

Io sorrido, mi vergogno sempre un po’ nel “lodarla” ma gli occhi si lucidano e lei capisce: perché una mamma lo sa, sempre.

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