Immigrazione

Dopo i naufragi l’appello di Migrantes: «un appello a non chiudere gli occhi»

Almeno 70 migranti sono annegati il 10 maggio in acque internazionali

Il mare e l’indifferenza continuano a ingoiare vite, mentre il Papa ci invita a non voltare lo sguardo. A 40 miglia dalla città di Sfax, in Tunisia, migranti di origine subsahariana, probabilmente imbarcatisi dalla Libia, sono morti tra le onde, il naufragio più grave da gennaio. Salvi invece 46 migranti intercettati questa mattina dalla guardia costiera tunisina. Altri 85 sono stati tratti in salvo al largo di Malta. Ma mentre si continua a partire e a morire, infuriano le polemiche politiche in Italia.

Don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes , organismo pastorale legato alla CEI per la cura della pastorale delle migrazioni e della mobilità, commenta ai nostri microfoni gli ultimi fatti:

R. – È una tragedia, un dramma che continua tutti i giorni. Il Papa in Bulgaria ha invitato a non voltare lo sguardo da un’altra parte, a non chiudere gli occhi, il cuore e la mano. E purtroppo, voltare semplicemente lo sguardo da un’altra parte non significa interrompere questo dramma: tanta gente costretta a scappare in condizioni veramente indegne per degli esseri umani, cioè subendo torture, violenze, e tanto spesso la morte.

Padre Camillo Ripamonti del Centro Astalli ha osservato che «continuare a considerare, rappresentare, i migranti come cause dei nostri mali, attuando politiche di respingimento, è un errore grave e irresponsabile». Concorda?

R. – Sì, e bisognerebbe guardare in faccia il motivo per cui, piuttosto, tantissimi italiani lasciano l’Italia. Sappiamo che i numeri delle persone che arrivano sono notevolmente inferiori a quelli degli italiani che partono. Il motivo per cui tanti italiani sono costretti a cercare lavoro altrove non dipende dai migranti che arrivano in Italia. E poi non soltanto bisogna garantire che gli immigrati non muoiano in mare, ma anche che, arrivando nel nostro Paese, non siano relegati ai margini, e abbiano invece la possibilità di integrarsi; che non restino nascosti nell’ombra senza titolo di soggiorno. Perché allora invece di essere una ricchezza per il nostro Paese, come ogni essere umano, diventano realmente anche una difficoltà.

L’avvelenamento del clima culturale nei Paesi europei è un altro tema all’ordine del giorno…

R. – Purtroppo ci sono persone che gettano benzina sul fuoco. Questo non aiuta a risolvere i problemi, e soprattutto non aiuterà a creare un’Italia migliore. Noi abbiamo, al contrario, bisogno di un Paese che sia coeso, che affronti unito le difficoltà, che sia in grado di valorizzare le capacità e le risorse di tutti.

Oggi si parla di multe per chi salva vite, e c’è di nuovo il tema dei rimpatri…

R. – Questo è proprio un paradosso. Perché sembra quasi che al reato di mancato soccorso, che fino a qualche tempo fa era la legge del mare, di sempre, adesso subentri quasi il reato di prestato soccorso. Io non so che cosa bisognerebbe fare allora… Lasciare che queste persone muoiano? Già sono scomparse le navi o chi tentava di aiutare queste persone, che cercano comunque di partire, perché evidentemente alle spalle hanno situazioni ancora più tragiche. Non si può lasciare che affoghino in mare. Siamo un po’ stupiti, addolorati, anche per il sequestro di quest’ultima nave, ma soprattutto del vuoto, dopo l’operazione Mare Nostrum, che invece ha segnato un capitolo importante per il nostro Paese e ha suscitato l’ammirazione di tutto il mondo.

Quindi il sequestro di Mare Jonio la preoccupa?

R. – Certamente, perché sembra che sia diventato un reato esattamente soccorrere. Ma è l’ennesimo episodio, se andiamo ai mesi passati. Poi questi sequestri si sono risolti tutti in un nulla di fatto. Però nel frattempo per uno, due mesi, hanno bloccato tutto questo. E questo scoraggia proprio la solidarietà. Ma siamo parte dello stesso genere umano: potrebbero essere i nostri figli, potremmo essere noi stessi insieme a loro in quelle navi.

Il tema dei corridoi umanitari potrebbe essere una risposta?

R. – Certamente sono una risposta. Però è tutto così lento, e poi non sembra, per le dimensioni che hanno attualmente, una risposta sufficiente. Bisogna assolutamente che la comunità internazionale e l’Unione Europea non chiudano gli occhi, trovino le forme per migrazioni legali, sicure. Questo era il tema del Global Compact di Marrakech dello scorso dicembre, che è stato però solo il primo atto, e al quale purtroppo l’Italia ha scelto di non essere presente. Dobbiamo renderci conto che veramente sono uomini, donne, persone che hanno una storia, un volto come noi. Non sono dei numeri queste persone. Solo se abbiamo questa consapevolezza forse ci decideremo a mettere mano, ad affrontare questo dramma.

da Vaticannews.va

Rispondi