Museo della Diocesi di Rieti: nuove tecnologie per ricerca e conservazione

Il Museo dei beni ecclesiastici della Diocesi di Rieti vanta un cospicuo corpus di sculture lignee provenienti dal territorio della dorsale appenninica, ricco di pregiate essenze utilizzate tra il medioevo e l’età moderna dai tanti ebanisti, dai semplici carpentieri ai più raffinati maestri, di cui non sempre conosciamo l’identità.

Una di queste statue, una scultura raffigurante S. Antonio di Padova particolarmente degradata, è stata oggetto di un originale lavoro di ricerca condotto da Riccardo Rossi per la sua tesi magistrale in Tecnologia del legno discussa nell’anno accademico 2010/2011 presso la facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Viterbo, dipartimento D.A.F.N.E. sul tema «La funzione ecologica del legno nei Beni Culturali. Proposta per una metodologia di indagine che consideri lo stock di CO² nei manufatti e l’analisi SWOT», relatore la prof. Manuela Romagnoli, correlatore Ileana Tozzi in qualità di direttore del Museo Diocesano di Rieti, controrelatore la prof. Paola Pogliani.

Il risultato si sintetizza nell’elaborazione di un protocollo per la valorizzazione storico-artistica/ecologica dei beni culturali lignei messo a punto e sperimentato a partire dallo studio del caso.

Si tratta di un manufatto che sotto il profilo storico-artistico attesta il grado di maturazione dell’artigianato artistico raggiunto nel corso dei secc. XVI-XVII nell’area territoriale della Diocesi di Rieti, a cavaliere dei confini tra lo Stato della Chiesa ed il Regno di Napoli.

La scultura, convenzionale nell’impostazione e nella riproduzione delle fattezze del Santo, è stata a lungo esposta ad agenti patogeni che ne hanno fortemente compromesso lo stato di conservazione.

Alta 132 centimetri, consiste in un manufatto ligneo ricavato da un unico tronco scavato internamente e modellato all’esterno, a cui sono saldate mediante perni lignei e chiodi metallici le parti più lavorate, quali la testa, le braccia, i piedi calzati da sandali finemente scolpiti.

Sulle varie parti della scultura è ancora presente la mecca di preparazione della decorazione pittorica nonché qualche frammento del rivestimento tessile costituito con ogni probabilità dalla tunica del Santo.

Varie aggiunte di essenze diverse, tra cui domina la canna di bambù, testimoniano gli svariati, a volte maldestri interventi di conservazione messi in atto nel tempo per preservare e utilizzare la statua agli scopi devozionali cui era destinata.

Lo studio condotto dal dottor Rossi è consistito in una serie di ispezioni in situ, di analisi al microscopio per l’individuazione delle varie essenze lignee e per la valutazione qualitativa degli agenti specifici di degrado, di stima del volume del manufatto per poter quantificare la CO² accumulata.

Il risultato della ricerca ha aperto dunque nuove prospettive per una fruizione ecologica e per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico.

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