Azione Cattolica

Monsignor Chiarinelli all’assemblea di AC: «Guardiamo il terreno e continuiamo a gettare il seme»

L’augurio a saper ben discernere nel preparare il terreno su cui gettare il seme della Parola: è quello espresso da monsignor Chiarinelli alla fine dell’assemblea diocesana di Azione Cattolica

Se il via ai lavori del consesso dell’Azione Cattolica reatina, riunitasi domenica scorsa per la sua triennale assemblea elettiva, lo aveva dato il vescovo diocesano monsignor Pompili, il pensiero spirituale conclusivo lo ha offerto uno storico amico dell’associazione quale il reatino vescovo emerito di Viterbo, monsignor Lorenzo Chiarinelli.

Invitato a guidare la preghiera di chiusura della giornata, don Lorenzo ha proposto una densa e appassionata meditazione a partire dal brano finale di quella che è stata l’icona biblica del cammino assembleare dell’AC: le “sette lettere alle Chiese dell’Asia Minore” del libro dell’Apocalisse. La lettera alla Chiesa di Laodicea – quella delle immagini forti del Signore che dichiara di voler vomitare dalla sua bocca i tiepidi e che al contempo assicura ai suoi amici che sta bussando alla porta, pronto a entrare e cenare con chi vorrà aprirgli – ha offerto lo spunto per una riflessione che, partendo da quella realtà con cui si confrontava l’apostolo Giovanni nello scrivere il testo che chiude la Sacra Scrittura, giungeva all’oggi della realtà reatina.

Monsignor Chiarinelli – che da prete ha lavorato tanto per l’AC prima in diocesi di Rieti e poi a livello nazionale (con gli universitari della Fuci) e regionale (con i laureati del Meic) e il suo ministero episcopale, ha tenuto a ricordare, lo ha concluso a Viterbo, luogo in cui nacque con Mario Fani il primo nucleo dell’associazione in Italia – ha invitato a prendere esempio dai credenti di quei primi anni che si trovavano ad agire in un preciso contesto, quale appunto la città di Laodicea. Partendo dal rammentarne le caratteristiche: «Era una città finanziaria, di grande commercio; aveva una grande industria tessile; era un centro per la cura degli occhi, un centro oftalmico».

Ecco che il messaggio dell’Autore delle lettere (il “Testimone fedele” e “l’Amen”), di cui lo scrittore biblico si fa intermediario, lancia un invito ai cristiani di Laodicea: in base alle caratteristiche di quella città, ha spiegato don Lorenzo, «porge tre indicazioni. È una città finanziaria: non vi lasciate invischiare dal fascino della ricchezza, che non serve. In una città che è finanziariamente molto forte, dovete possedere una ricchezza più preziosa: “comprare da me oro purificato”. È una città tessile, tutti si ricoprono di vesti: tu devi avere vesti bianche, te lo do io. È una città dove si fa la cura degli occhi: la tua vista, i tuoi occhi, che cosa guardare e come guardare: te lo insegno io!».

L’oro, ha chiarito il vescovo emerito, «è la fede che nasce dalla parola di Dio», mentre le vesti bianche nel linguaggio dell’Apocalisse vengono portate da coloro «che seguono l’Agnello dovunque vada». E in una città centro oftalmico offre un efficace “collirio” per guardare le cose nella giusta prospettiva.

Un insegnamento che può valere anche per chi si trova non nella Laodicea di fine I secolo, ma nella Rieti di oggi. E monsignor Chiarinelli ha tenuto a citare lo sforzo promosso dal suo confratello alla guida della Chiesa reatina nel confrontarsi con la realtà del territorio, attraverso il laboratorio RiData. In questa situazione i credenti reatini, e nello specifico i laici di Azione Cattolica che puntano a esserne la “prima linea”, sono chiamati ad accogliere sfide come quelli di Laodicea. Tale città aveva dette caratteristiche «e il testimone dice ai cristiani: voi dentro esse non dovete aumentare la ricchezza finanziaria, non siete chiamati a fabbricare tessuti, non siete chiamati a fare un centro oftalmico, siete chiamati a prendere lo spunto di quello che la città è e gustare l’altra dimensione: una ricchezza nuova, l’oro purificato, la Parola. Siete chiamati ad avere vesti che io posso dare: quelle del seguire me. Siete chiamati a guardare la realtà che vi sta intorno, ma il collirio per vedere bene ve lo do io: il discernimento».

Ecco l’augurio formulato da don Lorenzo: «che come i cristiani di Laodicea hanno letto la realtà e vi hanno risposto, così anche l’AC reatina legga questa realtà e sappia dare la risposta. È difficile: in un mondo dove c’è indifferenza per la fede, per l’esperienza cristiana, cosa fare? La lettera ci dice: ma voi una ricchezza ce l’avete, voi uno stile diverso di vita lo possedete, voi una capacità di discernere l’avete acquisita e la potete acquisire. Noi oggi dobbiamo innanzitutto guardare il terreno, perché il seme è quello bello, è quello che avete sparso e continuate a spargere, ma dove cade questo seme?».

A tal proposito, lo slogan “eredi e custodi”, che risuona nel percorso assembleare dell’associazione ecclesiale come impegno a camminare sulla scorta di una significativa esperienza, non nasconde, a detta di monsignor Chiarinelli, qualche ambiguità: «Eredi e custodi di che? Il mondo che abbiamo alle spalle è finito, è passato. Non possiamo fermarci a essere eredi e custodi, perché questa eredità e questa custodia non c’è più! Dobbiamo essere innovatori, creatori, guardare avanti!».

E ha voluto ricordare quando, giovane prete nel 1967 e assistente delle “Beniamine” dell’AC, la diocesi di Rieti contava numeri di iscritti all’AC oggi assolutamente impensabili: «432 uomini, 837 dell’Unione donne, 708 della Giac, 1672 della Gf». Una realtà completamente tramontata. E allora, ha esortato don Lorenzo, «non facciamo gli eredi e custodi, inventiamo il nuovo! E questa lettera ci dice: leggi la realtà, vedi di che cosa si tratta e poi mettiamoci insieme, guardiamo il terreno e continuiamo a gettare il seme, che è sempre quello: è la Parola, è l’esperienza di vita cristiana, il discernimento per orientarsi in questa società travagliata. Questo è il compito e questo fa l’AC e fa dell’AC l’anima di ogni realtà parrocchiale, l’anima di una diocesi».

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