Mons. Pompili, «per rinascere non basteranno eroi solitari». «Si tratta di fare quello che ci spetta»

È stata accolta da un lungo applauso l'omelia del vescovo Domenico ad Amatrice in occasione dell'anniversario del terremoto che ha colpito le zone del Centro Italia.

“È passato solo un anno, ma sembra una vita. Secondi interminabili hanno polverizzato legami e ambienti, svelando al contempo un coraggio e una resistenza che non immaginavamo. Fare un bilancio è possibile, ma rischia di essere provvisorio. Ciò che conta è ritrovare la linea dell’orizzonte”. Così mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, ha rievocato il sisma del 24 agosto 2016 che ha colpito Amatrice, Accumoli e molti paesi e città del Centro Italia. Nel tendone della Croce Rossa, allestito in quel che rimane del campo di calcio di Amatrice, mons. Pompili ha celebrato la Messa alla presenza del premier Paolo Gentiloni e di centinaia di persone. Prendendo spunto dal libro dell’Apocalisse, il vescovo ha ribadito che “c’è un destino positivo verso cui siamo attratti. Chi vive rasoterra diventa presto miope e si lascia sopraffare dalla rassegnazione”. “Per rinascere, però, non basteranno eroi solitari”, ha sottolineato mons. Pompili, come ad invitare tutti a evitare inutili protagonismi. “Una comunità senza eroi – ha ribadito – è una comunità eroica. È la fuga dalla propria quota di impegno, infatti, che lascia le macerie dove sono; impedisce di ritornare; abbandona i più. Qui non si tratta di attribuire colpe a qualcuno o distribuire medaglie a qualcun altro, ma di fare quello che ci spetta. Per concludere evangelicamente: ‘Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare’”.

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