Mons. Pompili: «Dio, preferisce il piccolo al grande»

Ha parlato della capacità del Vangelo «di ripartire sempre dal piccolo, di farne l’unità di misura della realtà, il criterio per entrare nel concreto» il vescovo Domenico rivolgendosi ai tanti fedeli arrivati nella piccola chiesa del santuario francescano di Greccio in occasione della festa di San Francesco.

Una caratteristica delle Scritture che mons. Pompili ha sottolineato a partire dal brano in cui, «Gesù accoglie i piccoli: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché il regno di Dio è di quelli che sono simili a loro”. Ma perché ha domandato il presule – il regno di Dio, cioè Dio, preferisce il piccolo al grande, il bambino all’adulto?».

«Non è tanto una questione di età, né di dimensioni quanto di atteggiamento che rivela nel bambino, alcune caratteristiche che fanno la differenza.

Chi è piccolo è leggero. «A Natale Dio si è rivelato come un Dio leggero. L’esperienza quotidiana invece è contrassegnata piuttosto dalla categoria della pesantezza. Che richiama certi personaggi (non persone) che calcano la scena, prendendosi così sul serio che appesantiscono l’atmosfera. Pesante è soprattutto l’accumulo, lo stress da prestazione, la competizione esasperata. Cose tutte che contrastano con l’appello del Maestro: “Non affannatevi con preoccupazioni inutili”».

Chi è piccolo è libero. «È il bambino che può dire tutto quello che vuole, non l’adulto. È il povero che può gridare che “il re è nudo!”. Il bambino non calcola, si sa, è immediato, è intempestivo. Chi è più libero di Gesù, seppure a caro prezzo? Farsi piccolo fa guadagnare in libertà. Come confida uno dei protagonisti del film “La grande bellezza”: “Sono arrivato ad un’età in cui non posso più permettermi il lusso di non di dire esattamente quello che penso, senza dover recitare la parte per compiacere. Non me lo posso più permettere!”».

Chi è piccolo è in relazione. «Chi non sente di essere pieno, di essere tutto, di essere autosufficiente si apre alla relazione e alla comunione. Come il bambino che si affida fiducioso alle cure della mamma perché non ce la fa da solo, non saprebbe come sfamarsi, come vivere».

Chi è piccolo è Maestro. «Ecco perché per Gesù il piccolo è il modello da imitare perché solo lui rivela quello che siamo. Come ammette in suo celebre apologo F. Nietzsche sulle metamorfosi dello spirito, secondo cui l’uomo prima diventa cammello (l’uomo che assimila e accumula), poi diventa leone (l’uomo che combatte, che affronta la realtà), e, infine diventa bambino (l’enigma, l’apparizione dell’umano in un mondo belluino)».

«Leggero, libero, aperto, maestro. Non è forse questo il ritratto di S. Francesco? Qui a Greccio – ha concluso don Domenico – è più facile comprenderlo, di fronte al mistero della Natività che egli volle rappresentare dal vivo e che da qui si è diffuso in tutto il mondo nella forma del presepio. Il cui significato è l’elogio della piccolezza che sola ci fa entrare nella vita».

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