Un mondo tutto da raddrizzare

Un nuovo filone di successo: case da rifare, cucine da ripulire, alberghi…

A quanto pare il mondo è pieno di alberghi da raddrizzare, ristoranti da rifare, case da arredare di nuovo da cima a fondo e cucine da ripulire. Questo, almeno, è ciò che ci racconta un filone relativamente nuovo ma decisamente debordante della produzione televisiva, che sguinzaglia in giro per l’Italia e per il mondo una nutrita squadra di “esperti” con il compito di risollevare luoghi e situazioni decisamente impresentabili.

L’elenco dei programmi del genere si allunga di giorno in giorno, sulle orme di una produzione che ha fatto da capostipite: “Cucine da incubo” (Real Time) con Gordon Ramsey, cuoco implacabilmente severo con i suoi – aspiranti – colleghi. Nel palinsesto della tv nostrana (Cielo) la sua parte è stata presa da Antonino Cannavacciuolo, mentre uno spin-off della versione originale si interessa anche degli “Hotel da incubo”.

Facendo un po’ di zapping virtuale, la schiera si allunga con altri titoli evocativi, come “Restaurant: Impossible”, “Hotel Inspector”, “Thabata mani di forbice” con una parrucchiera australiana protagonista, “Giardini da incubo”, “Bar da incubo” “Giardini impossibili” e via di questo passo.

Perché programmi come questi funzionano e catturano la curiosità del pubblico? Probabilmente perché la gente è colpita dall’idea di un gestore di ristorante o albergo che chiede aiuto per migliorare quello che magari, da frequentanti, spesso noi stessi abbiamo sperimentato trovandoci a disagio di fronte a un piatto cucinato male o a una camera di hotel disadorna e sporca. Oppure (o anche) perché ci piace l’idea del “giustiziere” che va a raddrizzare le sorti professionali e personali di malcapitati i quali, a volte, sembrano essersi trovati a fare il proprio mestiere soltanto per caso.

È uno dei principi della “real tv”, la televisione della realtà che dichiara di raccontare in presa diretta e senza mediazioni ma che spesso – nei fatti – ripropone una serie di copioni attentamente studiati soltanto per accalappiare l’emotività degli spettatori e per proporre un itinerario che, in ogni caso, garantisce una sorta di lieto fine. Dopo le iniziali sfuriate di fronte ai disastri gestionali, l’epilogo vede puntualmente trionfare tanto l’esperto quanto coloro che lo hanno chiamato: finalmente hanno imparato come si fa e possono cominciare una nuova vita lavorativa, ricca di soddisfazioni e a prova di critica.

L’idea della televisione che aiuta gli spettatori a risolvere i loro problemi di vario genere non è nuova. Truffe, disfunzioni e disservizi sono materia utile per attirare l’attenzione del pubblico, si tratti di un processo televisivo o di un programma che mette di fronte chi ha subito un torto e chi se n’è reso colpevole. Nelle citate produzioni, l’elemento di ulteriore seduzione è la presenza del castigatore, tanto burbero quanto efficace nel raddrizzare la schiena e la capacità gestionale dei suoi improvvisati allievi.

I quali, peraltro, si cacciano da soli nei guai: nella maggior parte dei casi sono loro a lanciare un “sos” dopo essersi resi conto che “le cose non possono più andare avanti così” e a decidere di chiamare gli esperti chiedendo espressamente di essere messi nelle condizioni di operare al meglio.

Lo fanno ben sapendo che l’esposizione televisiva davanti agli occhi di milioni di persone è fonte in ogni caso di grande pubblicità. Se poi, pur di vedersi rilanciare dalle telecamere, devono subire qualche sfuriata o qualche insulto da parte dei “correttore”, poco male: evidentemente, nel bilancio di costi e benefici, hanno ritenuto che il gioco valesse la candela.

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