Le molte facce del problema di chi non studia nè lavora e rischia la cronicizzazione

Non è possibile identificare i giovani che non studiano né lavorano all’interno di un unico profilo che racconti di giovani non interessati o scoraggiati.

Ci sono giovani che faticano a trovare il loro percorso lavorativo. Un gruppo di loro finisce inquadrato dalle statistiche come Neet (persona che non studia, non lavora, non ha esperienze di tirocini professionali). Ormai è chiaro però che non è possibile identificare questi ragazzi e ragazze all’interno di un unico profilo che racconta di giovani non interessati o scoraggiati.

Le figure sono molteplici. Ci sono tra loro giovani che hanno studiato e attendono una buona occasione, altri che invece sono disorientati e non sanno come muoversi.

Una ricerca che illustra “Che tipo di Neet”, condotta da due sociologi Fabrizio Coccetti e Iole Marcozzi, individua quattro gruppi distinti di giovani che rientrano nel gruppo: ci sono i disimpegnati e i fuori usciti che si dicono alla ricerca di un posto di lavoro, ma non sanno come trovarlo, ma si dichiarano anche indisponibili a lavorare subito perché aspirano prima ad imparare a orientarsi nel mercato del lavoro. Ci sono poi gli opportunity workers e i voluntary Neet che, invece, aspirano a costruire una propria occupabilità e creare un proprio lavoro.

In tutti i casi le indicazioni evidenziano la ricerca di un’interazione con il mondo del lavoro che stona con l’immaginario mediatico che veicola lo stereotipo del bamboccione. Tutti questi giovani vogliono intraprendere un percorso lavorativo. In alcuni casi hanno le risorse per aspettare, molto probabilmente una famiglia di origine che li sostiene. In altri casi, invece, sono più fragili e faticano a individuare delle possibilità per iniziare un’attività.

Questi giovani però corrono un pericolo, come evidenzia un’altra indagine condotta da Dalit Contini, Marianna Filandri e Lia Pacelli: la loro condizione può diventare cronica. I ricercatori rilevano che per almeno il 40% di loro rischia di rimanere Neet per almeno un anno su quattro.

La loro condizione ci interroga su alcuni elementi in primo luogo la difficoltà per il sistema del nostro paese di offrire servizi adeguati all’orientamento dei giovani a intraprendere un percorso professionale. In secondo luogo la forza che deriva da una famiglia di origine solida che può permettersi di sostenere un ragazzo.
In tutte le situazioni, però, il neet nelle analisi diventa un soggetto debole che le strutture sociali non riescono ad aiutare. Non si tratta allora di giovani che non studiano, non lavorano e non sono in percorsi di tirocinio, ma di giovani che per motivi differenti – percorsi scolastici non adeguati, incapacità di muoversi nel mercato del lavoro, mancanza di relazioni significative – vengono marginalizzati.

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