Missione: modo di essere Chiesa

“Aprite le porte a Cristo” fu il grido di Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato. È interessante l’interpretazione che di questo grido fa Don Tonino Bello: aprite spalancate le porte delle chiese perché Cristo arrivi nelle piazze, nelle scuole, nelle università, negli ospedali, nelle fabbriche, nei luoghi del divertimento…

» Uscire per incontrare

Oggi una comunità cristiana per rispondere al mandato di Gesù e tornare ad essere evangelizzatrice nella società contemporanea, dopo essersi fortificata nella celebrazione eucaristica domenicale, deve uscire dalle chiese, dalle comunità ecclesiali, dai gruppi e dai movimenti per incontrare le persone nei luoghi della loro quotidianità; nel proprio condominio, quartiere; impegnarsi nell’ambito sociale, culturale, economico e politico.

Come fare perché le nostre comunità possano aprirsi al mondo, perché siano comunità missionarie, cioè che sappiano testimoniare nella quotidianità della vita la presenza paterna e materna del Dio di Gesù Cristo?

La svolta epocale che viviamo comporta un nuovo tipo di fede e di missione. Dopo venti secoli, lungo i quali il cristianesimo si assimilò alla società, alla cultura e anche agli imperi, siamo giunti oggi, in Occidente, ad un’epoca di grandi cambiamenti; un’epoca caratterizzata da un nuovo paganesimo. Non è più naturale essere cristiani. Occorre essere cristiani per scelta.

Nel passato la fede veniva trasmessa con la cultura come una cosa naturale, come se andasse da sé. L’appartenenza religiosa era data al momento della nascita con l’identità familiare, nazionale e culturale. Si nasceva italiani e cristiani, o meglio cattolici. Oggi la cultura non trasmette immediatamente la fede. In questo senso è vero che non si nasce cristiani, ma lo si diventa.

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