Missionari non per caso. Le vacanze alternative di 350 giovani milanesi

Niente spiagge o discoteche quest’anno. Sono 350 i giovani della diocesi di Milano che si preparano a vivere un’estate diversa dal solito: partiranno per un’esperienza missionaria proposta dai Padri della Consolata e dal Pontificio istituto per le missioni estere. C’è chi parte dopo l’esame di maturità e chi per mettere alla prova la vocazione, ma tutti si sono preparati a lungo e sono pronti a impegnarsi come volontari per le comunità più povere

“È tutto l’anno che mi preparo per questo viaggio e adesso che sto per farlo sono davvero molto emozionata”. Martina Pronesti ha 19 anni e ha superato con successo gli esami di maturità. Il viaggio che si appresta a compiere, però, non la porterà a Ibiza, Mykonos o in Sardegna, le mete estive più ambite dai suoi coetanei. Lei, per festeggiare la maturità, andrà in missione in Kenya con un gruppo di 7 ragazzi accompagnati da padre Nicolas Omodi, missionario della Consolata. “Quest’anno – racconta Martina – ho insegnato italiano a un gruppo di ragazzi stranieri ospiti a Bevera nella casa dei Padri della Consolata. E un giorno, per caso, ho trovato un volantino che informava sulla possibilità di partecipare come volontaria a una missione in Kenya. Andare in Africa è sempre stato il mio sogno fin da piccola, così ho deciso di cogliere al volo questa opportunità”.

Martina è solo una dei 350 i giovani della diocesi di Milano che quest’estate partiranno in missione in giro per il mondo, affiancando per qualche settimana i sacerdoti o i laici impegnati nei Paesi in via di sviluppo. Dalle Filippine, all’India, fino al Sud America e addirittura in Medio Oriente: sono tantissime le destinazioni scelte dai giovani ambrosiani per portare un po’ di solidarietà e sostegno alle popolazioni in difficoltà. Si tratta di ragazzi e ragazze dai 18 ai 35 anni, tutti pronti a impegnarsi come volontari nelle comunità per toccare con mano l’impegno straordinario dei missionari. Secondo padre Marco Bennati, che ha lavorato per 16 anni nell’Amazzonia brasiliana e adesso collabora con l’Ufficio missionario diocesano, “ognuno di loro parte con una propria motivazione: c’è chi vuol fare un’esperienza di volontariato, chi è interessato a conoscere un Paese diverso e chi è semplicemente attirato dal desiderio di trascorrere una vacanza alternativa”.

Tra pochi giorni Martina inizierà il suo viaggio. Partirà il 6 agosto insieme con altri 7 ragazzi per fare poi ritorno in Italia il 27, al termine di tre settimane molto intense. Il viaggio la porterà in una delle più antiche missioni fondate dai Padri della Consolata, cresciuta intorno al Santuario di Tuthu, a duemila metri di altezza nel bel mezzo della foresta equatoriale. Nel corso del tragitto, il suo gruppo passerà anche sotto la Porta Santa aperta in questo luogo remoto, celebrando così il Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco. In realtà, la parte più difficile di tutta la faccenda, confessa la ragazza, “è stato persuadere i miei genitori a lasciarmi partire, dato che erano piuttosto preoccupati. Per fortuna, in questo mi ha aiutato padre Nicolas, che è venuto a casa ed è riuscito a convincerli. Alla fine ho ottenuto il loro via libera, a patto che ogni giorno gli mandi un messaggio o una foto che possa provare che sono viva e sto bene”.

Come Martina, anche Gerardo quest’estate ha scelto di fare un viaggio diverso dal solito, lontano dalle spiagge e dalle discoteche. Lui, che ha 27 anni e lavora come tecnico informatico in un’azienda milanese, per tre settimane farà l’educatore nell’oratorio gestito dal Pime (Pontificio Istituto per le missioni estere) a Nonthaburi, un piccolo sobborgo di Bangkok, capitale della Thailandia. “Ho lavorato tutto l’anno per pagarmi questo viaggio – confessa Gerardo – e sarà la prima volta che andrò in missione. Ho sempre trascorso gran parte del mio tempo libero in parrocchia ed è stato lì che

ho maturato questa vocazione missionaria che volevo mettere alla prova”.

In Thailandia, Gerardo avrà l’opportunità di farsi un’idea concreta di cosa vuol dire fare il missionario in una regione dove i cristiani sono solo una minoranza. La parrocchia di Maria Madre della Misericordia a Nonthaburi, affidata ai missionari del Pime, rappresenta infatti il punto di riferimento della comunità cattolica, che conta a malapena un migliaio di fedeli sui 500mila abitanti. Per affrontare al meglio questo viaggio, Gerardo si è preparato a lungo. Nell’ultimo anno, per un fine settimana al mese, ha frequentato gli incontri organizzati dal Pontificio istituto per le missioni estere nella sede di Milano. E al suo ritorno, proseguirà questo percorso per un altro anno ancora. “Sarà un viaggio di servizio e di conoscenza – ammette sorridendo – e spero di tornare con qualcosa in più da raccontare ai miei amici della parrocchia e negli incontri che faccio girando per la diocesi”.

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