Mimose gialle tinte di rosso

Il “festival dell’ipocrisia” lo definisce così il mio amico e collega Fulvio Iampieri di Rete Zero, quello che ci fa essere tutti romantici l’otto marzo e che ci fa riempire non più solo vasi di fiori di vere mimose, ma di mimose virtuali facebook, watsapp e wechat.

Tutti a dire cose belle delle donne e alle donne e tutte le donne ad autoelogiarsi, come quelle dell’altra metà del cielo, come coloro che riescono a sanare e a ripianare tutto, a smussare angoli, a ricucire rapporti. Tutte cose vere, ma resta un fatto allarmante: la violenza è in aumento e con la violenza verso tutti anche e soprattutto quella verso le donne e comunque le persone deboli della famiglia come i bambini e le bambine.

Ma pensare che questa violenza si possa arginare semplicemente esortando alla non violenza è un esercizio inutile e perbenista.

È necessario andare a sviscerare le cause storiche, sociali, antropologiche, psicologiche, sessuali, ma anche di natura religiosa, per cui il maschio si sente autorizzato ad esercitare la violenza, a sottomettere la femmina, a controllarla.

Conoscere meglio l’umano può aiutare a declinare in modo nuovo il discorso sulla sessualità, sulla famiglia, sulla società e ad una nuova liberazione dell’uomo e della donna da vincoli e tabù che sono diventati ancestrali e che sono in parte ancora ritenuti essenziali e irrinunciabili.

Intanto aumenta il turismo sessuale nei Paesi esotici, aumenta la prostituzione soprattutto svolta da ragazze e bambine provenienti dai Paesi del terzo e quarto mondo, l’offerta dunque, ma a seguito dell’aumento della domanda, aumentano le trasgressioni extraconiugali, ma soprattutto la paura di queste trasgressioni che a volte fa più vittime che corna vere.

È necessaria una grande operazione culturale e religiosa che richiede una grande capacità di pensare in grande; cosa questa che dovrebbe essere compito dello Stato e delle religioni, anzitutto formando ai valori dell’accoglienza, della fiducia, del rispetto del diverso, poi declassando il cosiddetto peccato sessuale da parte delle Religioni e sminuendo il disvalore sociale del tradimento, così come pure la sua ineluttabile imperdonabilità, ritenuta tale da troppa gente.

Bisogna cominciare a dire alle ragazze che i loro fidanzati che alzano le mani e le picchiano e poi dicono di amarle devono essere allontanati e che quello non è amore; che coloro che tengono sottomesse le loro donne, con ricatti, con minacce, se non addirittura con il controllo del telefono e delle uscite, sono degli aguzzini, non uomini innamorati anche se un po’ gelosi.

Il festival dell’ipocrisia sta soprattutto nel ritenere inesistente un disagio diffuso e una doppia vita diffusa, causata da un insuperabile malessere che abita molte famiglie e molte coppie, senza avere il coraggio di affrontare il problema anche con l’aiuto di scienze che hanno fatto passi da gigante negli ultimi decenni.

Non sarà da escludere nel futuro, almeno ogni cinque anni, un controllo sulla tenuta psichica per tutti i cittadini, soprattutto per chi ha contatto con il pubblico e svolge il delicato compito di educatore, di genitore e di coniuge.

Purtroppo le gialle mimose della primavera ogni anno si tingono sempre più di rosso, che non è il rosso della passione, ma quello del sangue versato dalle tante vittime della bestialità maschile.

Si tratta di imboccare il verso contrario a quello finora perseguito e di smascherare i falsi romantici da quattro soldi.

Non sarà facile ma neppure impossibile.

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