#ME/We, Andrea Paolucci: autistico nel corpo ma non nell’animo

Domenica 3 gennaio al #Me/We – Meeting dei giovani di Greccio organizzato dalla diocesi di Rieti, c’era anche Andrea Paolucci, un giovane che dal pozzo del proprio autismo ha ricavato una profonda riflessione attorno alla Laudato si’, poi tradotta in una lettura collettiva poco prima dello scorso Natale. E con la sua presenza, Andrea ha aggiunto a sua volta un tassello all’idea del Me/We, del “me” che diventa “noi”. Queste le sue parole:

Ti è piaciuta questa giornata?

Ho avuto molto piacere a partecipare a questo meeting. Ho vissuto con emozione la testimonianza di don Ciotti. Nella mia mente ho prestato attenzione a molte sue parole, tra esse molto stupore hanno destato le persone che hanno ispirato la sua missione di vita: le tre bellissime figure.

Io credo che si può trovare forza ad agire anche se nella vita si incontrano persone che anziché arricchirci ci impoveriscono perché sembra che non sappiano che riversare il grande dolore dell’animo verso gli altri e verso il loro agire.

Sono persuaso con profonda convinzione che l’uomo può diventare un promotore di cose meravigliose poiché dio è il suo creatore ed egli è perfezione che genera. E ha dotato l’uomo di ogni capacità per operare il bene e il buono.

Se si riuscisse ad abbattere il muro dei tanti pregiudizi di cui la nostra mente è sovraccarica, scopriremmo il meraviglioso mondo di cui dio ci ha fatto dono e la diversità diventerebbe una fonte nella quale nutrirci per arricchirci.

Oggi invece rappresenta ancora un grande ostacolo alla realizzazione del disegno divino.

Dio ci ha dato la facoltà di colorare il mondo, di creare colori, non ci ha dato la facoltà di vederlo bianco e nero.

Lo ha popolato di molte specie diverse, non perché si dividessero costruendo muri ma perché creassero armonia e bellezza. Tutto ciò si crea se impariamo il rispetto, la condivisione, la comunicazione vera e reciproca. Da ciò nasce il senso dell’essere e dell’esistere per continuare a generare positività per l’uomo e per il mondo.

Ti sarebbe piaciuto condividere questa esperienza nella sua totalità, con gli atri giovani?

Avrei avuto molto piacere. Interagire con altri è il mio desiderio più grande.

Amo confrontarmi ed ascoltare ma più di tutto amerei vivere, con passione, momenti di intensa esistenza.

Auguro a voi tutti che questa esperienza possa avervi reso pronti all’azione e uniformandomi al pensiero del prete che opera (don Ciotti), cercate intorno a voi, diventando operatori di bene nelle piccole cose, con le persone che vi vivono accanto, con gli stranieri, con i ragazzi diversi.

Da piccole cose nascono grandi speranze per il mondo.

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