La merenda…

La merenda mi fa ricordare la casa familiare, quando nella sua semplicità si celebrava tutto il cerimoniale. In quei tempi, in Polonia, c’era la crisi e nei negozi si poteva comprare solo il tè e l’aceto. Tutto il resto costituiva una vera preda, e lo si acquistava non senza sacrifici, facendo le file davanti ai negozi, ancora più grandi, rispetto a quelle che oggi facciamo alle poste italiane volendo spedire una raccomandata.

Ma un comò a chiave nel salone nascondeva i segreti che ogni pomeriggio mamma ci svelava… io e mio fratello ci mettevamo nel salone e aspettavamo cosa ci sarebbe capitato sul piatto. Poi si prendeva il tè, come in Inghilterra, si stava insieme e si mangiava.

Ogni tanto mi tornano quei momenti, belli, che mi fanno pensare a casa e alla famiglia. La merenda non offre alcun piatto principale, ma dà solo un senso di quotidianità festiva. Bisogna celebrare anche i gesti semplici, perché ogni momento può essere speciale quando ci fa vivere l’amore che ci unisce, nei fatti e nei gesti, nello stare insieme.

Mi sono chiesto se fosse il caso di condividere qualche riflessione, tra le cose serie ed essenziali riprese sulla pagina di «Frontiera», e subito ho pensato alla merenda: qualche parola liberata dal cuore, chiuso a chiave dalla veste e dall’ufficio, che non può tenere segreti, perché alla fine non li ha.

Stare insieme ogni tanto e pensare alla famiglia, all’attesa, al bisogno di condividere i momenti e i gesti per costituire una tappa di storia, forse ricordata, forse no. Ma, comunque, vissuta con impegno, nella sua estrema semplicità, come la merenda a casa, che non dà niente rispetto a quello che è necessario, ma dà qualcosa in più: ci ricorda di stare in attesa di ciò che uscirà dal cuore, di  ciò che ci attira, di ciò che si apre per ciascuno di noi, sulla Croce.

Il dolce Frutto appeso sul Legno che attira l’attenzione di coloro che pensano al ritorno al Paradiso.

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