Mercoledì 21 settembre: XVIII giornata mondiale dell’Alzheimer

Nel 1906 lo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer descrisse per la prima volta quella che oggi è conosciuta come la forma più comune di demenza degenerativa invalidante ad esordio prevalentemente senile: il morbo di Alzheimer.

La sua ampia e crescente diffusione nella popolazione, la limitata e comunque non risolutiva efficacia delle terapie disponibili e gli enormi impatti in termini di risorse umane ed economiche che i familiari dei malati devono affrontare, la rendono una delle patologie a più grave impatto sociale del mondo.

Causa e progressione di questa malattia non sono ancora ben compresi.

La ricerca indica che il morbo è associato a placche e grovigli nel cervello, i quali portano ad un processo degenerativo che pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale e provocandone alla fine la morte. Inoltre, la patologia è caratterizzata dalla diminuzione del peso e del volume del cervello dovuta ad atrofia corticale.

A partire dal 2008 più di 500 studi clinici sono stati condotti per l’identificazione di un possibile trattamento per l’Alzheimer, ma ancora non si è giunti a risultati promettenti. Un certo stile di vita è stato proposto per la prevenzione del morbo, ma c’è una mancanza di adeguate prove di una correlazione tra queste raccomandazioni e la riduzione della degenerazione. Stimolazione mentale, esercizio fisico e una dieta equilibrata sono obiettivi suggeriti sia come possibile prevenzione che come gestione della malattia.

A livello epidemiologico, tranne che in rare forme genetiche familiari, il fattore maggiormente correlato all’incidenza della patologia è l’età: molto rara prima dei 65 anni, la sua incidenza aumenta progressivamente con l’aumentare dell’età. Ultimamente, però, il numero di casi di malati inferiori ai 65 anni sta crescendo ed anche se questo fatto è ancora considerato raro, desta non poche preoccupazioni per la progressione e la diffusione della patologia.

Ad oggi in Italia sono affette dal morbo di Alzheimer circa 800.000 persone: tra tutte le demenze l’Alzheimer è la più comune, coprendo circa l’80% di tutti i casi di demenza.

Questo tipo di demenza, proprio a causa della sua natura neurodegenerativa, priva il malato della propria autonomia: perdita di memoria, disorientamento nello spazio e nel tempo, agitazione e disturbi del sonno sono solo alcuni degli aspetti che tali individui si trovano a dover affrontare. Proprio per questo, e per la mancaza di cure tuttora risolutive, si deve intervenire offrendo la massima assistenza alle persone affette dal morbo di Alzheimer, e ad i loro familiari, troppo spesso lasciati soli.

Rispondi