Amatrice

Massimo Montanari conquista Foodie Novels: «I sapori come strumento di rinascita»

Nella tarda mattinata del 21 luglio si è tenuta la cerimonia di premiazione della seconda edizione del premio letterario Foodie Novels Amatrice - Monti della Laga.

Nella tarda mattinata del 21 luglio si è tenuta la cerimonia di premiazione della seconda edizione del premio letterario Foodie Novels Amatrice – Monti della Laga. Ad aggiudicarsi il riconoscimento è stato lo storico Massimo Montanari con Il sugo della Storia, edito da Laterza. La manifestazione si è tenuta nel Cinema Paradiso compreso nell’Area del Gusto di Amatrice.

A presentare il volume è stato Franco Bechis, direttore del «Corriere dell’Umbria», che ha introdotto i lavori spiegando la voglia del premio di dare spazio e luogo alla natura e alla cultura come chiave di una nuova partenza, come invito a ricominciare. Anche promuovendo il territorio parlando di cibi e tradizioni: dedicare parole al cibo, vuol dire dare parola alla cultura che si trova all’origine dei prodotti.

Il sugo della Storia non è un romanzo, ma una raccolta di racconti, perché sono le piccole cose a fare le diversità. Identità locali e gastronomia, conferma l’autore, vanno di pari passo. Il libro, divertente e pieno di spunti letterari, è anche una metafora, perché nel sugo c’è qualcosa di più: i condimenti sono un elemento identitario.

Montanari, che umilmente non si definisce uno scrittore, parla dei profumi come «luogo della memoria», e aggiunge al tema del cibo quello dell’incontro e lo scambio con l’altro. Le identità, infatti, si formano incontrandosi con gli altri. L’Italia è una rete di luoghi identitari. Attraverso il cibo si costruisce la propria cultura. E ricorda, il professore di Storia dell’Alimentazione, che la tradizione è nel presente.

«Nessuna difficoltà, nessuna tragedia può impedire agli uomini e alle donne di conservare la propria cultura, anche quella legata al cibo» ha spiegato lo storico parlando della tragedia del terremoto. «Il cibo può sembrare una cosa minima, addirittura futile, ma è il nodo centrale del nostro stare al mondo, che contiene in sé una ricchezza straordinaria di attenzioni, pensieri, saperi. Mi ha sempre colpito, per esempio, che durante la tragedia della prima guerra mondiale i soldati italiani rinchiusi nei campi di prigionia non trovarono miglior modo per restare attaccati alla vita e alla speranza, se non mettersi insieme a raccogliere le ricette di casa: diversi “quaderni” di questo genere sono stati ritrovati, e sono una testimonianza commovente di come il cibo possa rappresentare uno strumento di identità e di appartenenza alla propria storia, alla propria famiglia, al proprio paese».

«Mai, però, in modo chiuso e autoreferenziale: in questi quaderni – ha precisato Montanari – talvolta scritti a più mani, i soldati mettono insieme le proprie esperienze, condividono sapori e profumi, e coi sapori e i profumi le memorie di casa. Amano confrontarle, perché solo nel confronto e nello scambio si costruiscono e si rafforzano le identità. Sono certo che il cibo sarà anche per Amatrice uno strumento di rinascita».

Presente all’incontro, ma in video, collegato dalla Svizzera, anche Arthur Brugger, autore de L’occhio del pescespada (Longanesi) e vincitore della Targa Città dell’Amatrice per la Narrativa Straniera.

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