Solo il mare resterà per sempre

Da quando ho pensato di farmi un giorno di vacanza, non faccio più merenda. Non per protesta, né delusione. Ora togliendomi le scarpe apparentemente comode, cucite da qualcuno apposta, qualche granellino di sabbia mi cade sul piatto.

Questo oggetto insignificante e impercepibile per qualcuno sarà di una grandezza enorme. Se la formica avesse un cervello, il granellino schiaccerebbe tutta la sua stupidità: la scambia con saggezza, ma non ci arriva la povera bestiola. Quel granellino va tolto quando ferisce.

Piena estate, il mese di agosto, sembrava il periodo giusto per andare al mare. Un giorno sulla spiaggia, fredda. In acqua nessuno, forse qualche squalo pronto a farsi il bagno insieme alla gente. Il cielo coperto, gli ombrelli proteggono dalle nuvole, gli occhiali da sole servono a riparare dal vento, la crema dà solo un profumo d’estate mancata. C’è chi entrato in acqua, per renderla leggermente più pulita, uscirà con le sporcizie attaccate alla pelle. Una immagine, come tante.

Il mare delle delusioni e dei progetti falliti nel punto di partenza, le occasioni perse. Ti sembra che entri in una minestra che ti si appiccica alla pelle. Non manca chi inquina le acque di speranza. Ma questa non è una vera idea del mare. È l’impostazione da cartolina prestampata, di una mente distratta e chiusa.

In un attimo, nascosto sotto la coperta sul lettino, accarezzato dalle onde del mare, mi imbarco sulla nave del sonno. Non so se è un incubo: il mare si trasforma in tonnellate dei documenti stampati, nella marea dei sogni, pensieri utopisti. Tutti come acqua salata.

Il mare non si prosciuga, ma sembra secco, come se diventasse deserto. Il viaggio dura pochi istanti. Squilla il telefono, cade il libro sull’amore delle scritture che mi sono portato a presso e mi rimetto in piedi di coscienza.

Se scorressero dentro il mare tutti i fiumi delle nostre saggezze e si versassero i rifiuti delle resistenze, il progetto divino assorbirebbe tutto, rimanendo intatto. Le tracce delle nostre capacità si perdono tra le acque di una vera sapienza.

Ora noto che ogni tanto il Sole si affaccia per mandare qualche sorriso come se il cielo rispondesse alle preghiere non dette. Nella borsa cerco qualche pasticca per la gola. Insieme a pochi fanatici della spiaggia resisto.

Ma il mare è bello perché apre gli orizzonti, le onde accarezzano il pensiero, il respiro dell’aria rinfresca e rinnova.

Non importa tutta la freddezza e le assenze in spiaggia. Mi fanno pensare alle catechesi, ai convegni, alla liturgia e alle missioni.

Il mare è come la Scrittura: parla nel silenzio. Esiste e dà ragione alla nostra speranza. Cerchiamo di capire cosa dicono le onde, e di portarci il mare dentro il cuore.

Così non si soffre l’estate mancata e si sopportano tanti sassolini dentro le scarpe. Un nuovo anno sta per cominciare. Acceleri il passo chi può. Al contrario di noi tutti, solo il mare qui resterà per sempre.

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