Mancata manutenzione dei canali: «il rischio esondazione è un pericolo reale»

«Stamattina, 31 dicembre 2014, abbiamo consegnato al Prefetto di Rieti una bottiglia di spumante e con esso, lo stato di allarme che preoccupa tutti i Reatini, i canali ed i torrenti più importanti, dal Santa Susanna, al Canera, dall’Ariana al fosso di Rivodutri hanno urgente bisogno di manutenzione».

Così in una nota delle sigle sindacali Flai (Polidori), Fai (Gabrielli ) e Filbi (Marianantoni), nella quale si spiega che «il rischio esondazione per rottura degli argini è un pericolo reale, a fronte del quale i circa centomila euro di stipendi arretrati non pagati ai dipendenti, da agosto senza stipendio, sono una briciola se raffrontati ai possibili e probabili danni che la mancata manutenzione potrebbe procurare. Questo abbiamo rappresentato al Prefetto di Rieti, e da domani non ci sono più neanche i soldi per acquistare la nafta per gli automezzi del Consorzio».

«Che cosa altro deve accadere per esser costretti a dover rivedere scene che appartengono all’epoca della pre Bonifica e che i più vecchi tra di noi ricordano bene? All’impianto di Ripasottile oramai può funzionare solo una idrovora poiché le altre sono ferme per necessità di manutenzione, gli argini del Santa Susanna, canale che trasporta 10 metri cubi di acqua al secondo e che si trova a quasi cinque metri di quota sopra la piana, presentano diversi punti di cedimento e gli altri canali non godono di migliori condizioni di manutenzione. È una cosa seria. Questo abbiamo detto al Prefetto, lo hanno testimoniato gli operai ed i tecnici insieme ai loro rappresentanti sindacali» aggiungono da Flai, Fai e Uilbi.

Polidori, Gabrielli e Marianantoni fanno dunque un appello anche ai media ed alla opinione pubblica: «andate a verificare di persona, indagate sullo stato di rischio di questa situazione, unite alla nostra, la vostra voce affinché chi ha la responsabilità di fare ciò che é giusto e necessario, intervenga. Non è in gioco solamente, ma potrebbe bastare, lo stipendio che mantiene undici famiglie, c’è dell’altro e noi non vogliamo esserne complici».

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