Malattia, la sapienza della fraternità

Pastorale della salute, riflessione di Manto verso la Giornata mondiale del malato.

La sapientia cordis che papa Francesco mette al centro dell’attenzione per la Giornata del malato 2015 è quella grandezza, saggezza e apertura di cuore che rende capaci di condividere. Che, detto in termini di pastorale della salute, si può declinare come prendersi cura. Sul tema che la Chiesa propone per la giornata dedicata alla sofferenza, fissata nel giorno anniversario della prima apparizione di Maria a Lourdes, si è svolta anche quest’anno una catechesi preparatoria che ha visto tornare a Rieti monsignor Andrea Manto: un habitué, ormai, per questo momento che, un paio di settimane prima dell’undici febbraio, chiama a raccolta volontari, membri di associazioni assistenziali, operatori pastorali per preparare bene l’appuntamento annuale dedicato alle membra più deboli del corpo mistico di Cristo. Aspettando la Giornata del malato – che, secondo il programma riportato qui a lato, avrà come di consueto l’appuntamento mattutino in ospedale e poi la celebrazione pomeridiana nella chiesa di Regina Pacis, dove si svolgerà a partire da domenica 8 anche il triduo dedicato alla Vergine di Lourdes – l’ufficio diocesano competente, diretto dal diacono Nazzareno Iacopini, ha così nuovamente invitato il sacerdote che è alla guida della pastorale sanitaria a Roma e nel Lazio, già responsabile dello stesso settore, per alcuni anni, alla Cei. Don Manto, che prima della vocazione sacerdotale ha svolto la professione medica, ha anche rilasciato una videointervista al responsabile delle Comunicazioni sociali Massimo Casciani, prima di intrattenere i presenti convenuti nella basilica di San Domenico con la sua densa riflessione e di presiedere poi la Messa vespertina domenicale. La “sapienza” su cui ci invita a soffermarci il Papa, dunque, è quella che davanti alla realtà della sofferenza, dell’infermità, della mancanza di autonomia offre una risposta secondo lo stile del Vangelo, che è la logica della condivisione. Dinanzi a una società che punta tutto sul corpo, sulla perfezione fisica, sull’essere sempre in forma e vincenti, il cristiano scommette invece su un altro grande “capitale”: la fraternità. Laddove bussa l’esperienza della malattia, si è chiamati a mettere in gioco questa capacità di farsi fratello dell’altro. E in un mondo dove tutto ha un prezzo e si pesa, la gratuità della condivisione, del dono, del mettersi accanto a chi soffre aiuta a recuperare gli autentici valori dell’umano, quelli che non si possono comprare o vendere.

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