Le “madri” e i “padri” dell’Europa unita

In questi giorni sono state ricordate due figure importanti della storia europea, morte a poche ore di distanza: si tratta dell’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl e della prima presidente dell’Europarlamento eletto a suffragio universale, la francese Simone Veil

Ci sono i “padri” riconosciuti dell’Europa: per fare alcuni nomi si potrebbero citare Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Jacques Monnet, Paul-Henri Spaak, Altiero Spinelli. E poi i “fratelli maggiori”, quelli che hanno “fatto la storia” della “casa comune” in anni più vicini a noi e per i quali la Storia non si è ancora compiutamente pronunciata: si pensi ad Helmut Kohl, del quale sono stati celebrati i primi “funerali di Stato dell’Unione europea” (come è stato scritto) il 1° luglio scorso a Strasburgo, nella sede del Parlamento europeo.

Ma ci sono pure – è bene ricordarselo – le “madri” dell’integrazione comunitaria. Ad esempio l’intellettuale francese Louise Weiss, eletta al Parlamento europeo nel 1979 (dove rimase fino alla morte, nel 1983), cui oggi è dedicato l’edificio principale della sede strasburghese dell’Assemblea. Oppure l’italiana Maria Luisa Cassanmagnago Cerretti, eurodeputata democristiana dal 1976 al 1994 e vicepresidente dell’Assemblea. Tra le donne che si sono spese per l’Europa unita figura un’altra francese, di origini ebraiche: Simone Veil, scomparsa la scorsa settimana all’età di 89 anni.

Intensa la biografia della Veil: nata a Nizza nel 1927, internata a 16 anni nei lager nazisti, dove perderà i genitori e un fratello; poi magistrato, alto funzionario dell’amministrazione francese, più volte ministro, è stata la prima presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale fra il 1979 e il 1982.
Simone Veil è stata ricordata diverse volte fra Bruxelles e Strasburgo in questi giorni, con una commemorazione ufficiale, il 4 luglio, nell’emiciclo dell’Eurocamera riunita in plenaria a Strasburgo. Di lei Antonio Tajani, successore nella carica di presidente dell’Assemblea Ue, ha detto: “Simone Veil è stata una grande figura della nostra epoca, che ha segnato la storia dell’Europa”. Parole di uguale intensità sono giunte dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, dagli altri leader di istituzioni Ue e da innumerevoli capi di Stato e di governo europei.

In realtà Simone Veil non era avvezza alle “cerimonie” e aveva intessuto la sua vita attorno ad alcune grandi “battaglie” per i diritti delle donne: dal lavoro alla parità reale, fino – è ricordata anche per questo – alla depenalizzazione dell’aborto nel suo Paese. Ma di lei resta soprattutto il profilo di una donna – con tatuato sul braccio il numero di matricola 78651 di Auschwitz, fatto incidere sulla spada consegnatale al momento dell’ingresso dell’Accademia di Francia – che ha rigettato le ingiustizie e la violenza, scegliendo il campo della paziente elaborazione culturale e politica, pilastro di un’Europa “giusta e in pace”. Anche per questo l’Ue pone Simone Veil nel suo speciale “olimpo”. Dove donne e uomini siedono accanto, con pari dignità.

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