Luciano Caimi (associazione “Città dell’uomo”): il Card. Martini era «fede che ama la terra e si fa storia»

In Martini “vi era un genuino amore per la terra”, “la terra civilizzata e abitata dall’uomo: la città”. Luciano Caimi, presidente dell’associazione “Città dell’uomo”, ricorda in un articolo dedicato allo scomparso Arcivescovo emerito della diocesi ambrosiana (clicca qui) che “quando giunse a Milano, Martini si immedesimò subito con la città”. “Imparò ben presto a conoscerla in tutte le sue pieghe, positive e non. Ne scoprì anche le piaghe: quelle della sofferenza nascosta (carcerati, ammalati, poveri d’ogni genere) e quelle procurate dalla follia terroristica”. L’incontro “con Milano e la sua gente rappresentò occasione per la piena maturazione di un convincimento, del resto, in lui ben vivo. E cioè che la fede cristiana, lungi dall’essere evasiva, deve invece farsi storia, dentro i cammini, sovente tortuosi e polverosi, degli uomini e delle donne”. Caimi scrive ancora: “Quando Martini pensava alla città, aveva sotto gli occhi la sua Milano (e, più in generale, le grandi città del mondo che, per motivi di studio o pastorali, da sempre frequentava). Però, su tutte, il suo pensiero, anche come biblista, correva a Gerusalemme”. “Possiamo dire che per Martini, la Gerusalemme celeste, luogo della piena e definitiva pacificazione fraterna, incarnava il paradigma ideale per ogni città desiderosa di configurarsi con le fattezze rassicuranti di un amichevole volto umano”.

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