Lo scrigno dei Magi a Rieti: le persone pregano, sperano e condividono

L’opportunità: un semplice scatolone, abbellito con immagini e motivi richiamanti la natività di Gesù, posto su un tavolo sotto gli archi del Palazzo Papale nel periodo delle festività di natalizie, con accanto pochi fogli e una penna. I protagonisti: anziani e bambini, giovani e adulti, uomini e donne, che hanno desiderato, con garbo e rispetto, esprimere una preghiera, una riflessione, legata alla propria vita o a quelli dei propri cari.

Lo scatolone rappresentava uno scrigno, quello dei Magi, che idealmente ha consentito a tutti coloro che si sono avvinati, di porsi ai piedi di Gesù Bambino, offrendo e contemplando, chiedendo e sperando. Ed ecco che l’anima si apre, i nodi di sciolgono, la mente si illumina e il pensiero diventa scrittura, e la vita reale, quella ordinaria, fatta di gioie ma anche di ansie, quella legata ai desideri e alle paure, quella di tutti giorni, prende forma, si esprime e diventa progetto e sogno. È il cuore che parla, e il “non detto” riesce ad emergere, quel “non detto” che i ritmi di vita, le difficoltà relazionali, la paura di non essere presi sul serio, che riguarda ciò che a volte rimane soffocato e che vorremmo invece che tutti comprendessero, con forza e pacatezza, viene tradotto in una lettera che l’anima consegna a Gesù, il Salvatore del mondo. Ecco il valore dell’iniziativa del Consultorio familiare Sabino, si tratta di testimoniare anche ai più scettici, ai detrattori, ai pessimisti, che il cuore vive, l’anima spera, la fede nutre.

Di seguito alcune lettere tra le 70 consegnate, una di un adulto di Amatrice, due di giovani, due di bambini e una di un sacerdote.

Caro Gesù,
ricordo bene la mattina del 23 agosto 2016. Andammo tutti in ospedale, mio figlio minore Giuseppe la sera prima era caduto dalla bici e doveva fare una radiografia alla mano destra che faceva male. Mentre io e Giuseppe attendevamo il nostro turno per l’esame, mia figlia Benedetta aiutò la madre a preparare il pranzo e tutto trascorse tranquillo con l’unico intoppo causato dal piccolo incidente di mio figlio, la cui manina era da ingessare l’indomani: eravamo in ansia per una semplice caduta dalla bicicletta quando nessuno avrebbe potuto prevedere la catastrofe che ci aspettava solo poche ore dopo. Ho fissato in mente gli ultimi momenti in cui vidi i miei cari in vita: un normale pomeriggio estivo in cui mia figlia era felice perché finalmente con i soldini messi da parte poteva comprare un nuovo video games, mia moglie che mi chiama per andare prima al lavoro al forno, di modo che il mattino successivo io possa accompagnare in tempo mio figlio in ospedale per il gesso. Andai al lavoro accompagnato da Giuseppe e Benedetta e dalla nostra cagnolina Lola – l’unico “componente” della famiglia che ora è ancora con me – diedi un bacio in fronte a mia moglie e le dissi: «Paola mi sbrigo, non ti preoccupare». Un abbraccio ai miei due bambini con la raccomandazione di tornare subito a casa e poi, più nulla. Addio amori miei ovunque voi siate se il Signore vorrà un giorno ci riabbracceremo.

Valerio Taddei


Caro Gesù,
ti scrivo ora, come una persona che ha perso la fede. Non so dove sei, e come potresti esserci. Eppure ti sento, sei presenza nella tua assenza. Forse, in qualche modo, bisognerebbe mettersi alla ricerca di Dio o chi per Lui – nonostante tutti i dubbi e i percorsi della vita. O forse proprio per questo, perché alla fine, credo, un senso ci sia.

Anonimo


Ciò che manca a questa città è semplice accoglienza: tutti sono chiusi nel loro continuo lamento su ciò che non va e s sono dunque incapaci di vedere ciò che invece potrebbe andare. La chiusura al diverso, al di fuori degli schemi e dell’ordinario è la rovina di questo posto. Se solo risvegliaste lo stupore, la semplicità di vedere il mondo e l’umiltà che compongono poi l’amore, allora questa città inizierebbe a crescere e a fiorire semplicemente perché le vostre anime inizierebbero a farlo.

Anonimo


Caro Gesù,
vorremmo che il nostro papà torni e restare con noi per sempre

Filippo e Miriam


Siate gentili, sempre

Anonimo


Caro Gesù bambino
Voglio affidarti per le mani della tua Santissima mamma tutte le mamme che in questo periodo sono nel dolore per i figliuoli ammalati. Gesù visitali e per l’amore che porti alla mamma guariscili.

Padre Michele Vassallo

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