L’integrazione parte dai bebè

Da Stoccolma si sta diffondendo un progetto per far incontrare cittadini e stranieri, tutti genitori di piccoli da zero a 2 anni

ntegrazione: è diventato un imperativo per la Svezia, e per Stoccolma in particolare, sia alla luce dei recenti fatti di xenofobia e anti-semitismo registrati, sia perché la Svezia avrà bisogno di immigrati nei prossimi anni per far fronte a necessità in diversi settori economici e dei servizi pubblici, primo tra tutti la sanità. Le previsioni dicono che a Stoccolma tra 20 anni ci saranno 1,3 milioni di residenti in più. Per questo i programmi per l’integrazione si moltiplicano, sia su iniziativa del governo e delle municipalità, ma anche dietro l’impulso di privati cittadini come Anna Libietis, trentun anni, studi in scienze sociali e un passato lavorativo in un’associazione per ingegneri neo-laureati. Oggi Libietis dirige “Svenska med baby” (letteralmente “Svedesi con bambini”), iniziativa nata all’inizio del 2013 per fare incontrare genitori di bimbi tra zero e 2 anni.

Far incontrare le persone. La nonna di Anna, rifugiatasi in Svezia dalla Lettonia circa 70 anni fa, le raccontava sempre le storie del suo arrivo e del suo insediamento nel Paese scandinavo. Aveva studiato da dentista e quindi s’era inserita col suo lavoro nel tessuto sociale di una piccola cittadina, superando resistenze e sospetti. E il fatto che alla nonna sia andato tutto così bene, “ha fatto sì che anche la mia vita in Svezia sia molto migliore di come sarebbe potuta essere”, sostiene Anna Libietis. Con questa storia d’integrazione nel cuore, la giovane, che due anni fa è diventata madre di una bambina, ha deciso di sfruttare il tempo del suo congedo maternità “per fare qualcosa di utile e far incontrare le persone”. Così ha cominciato a frequentare “Svenska med baby” che muoveva i primissimi passi. Ora Anna ha lasciato il suo vecchio lavoro e si dedica completamente a questo progetto. “Creiamo luoghi e occasioni si scambio per le persone che sono nel periodo del congedo di maternità – spiega a Sir Europa -, cercando di fare incontrare mamme e papà provenienti da varie zone della città e con differenti origini”. Di proposte per conoscere fra loro le persone ce n’erano già tante, spiega Anna, come l’Invitationsdepartementet, associazione che organizza inviti tra famiglie svedesi e immigrate, oppure Internationella Bekantskaper che crea amicizie con l’obiettivo di aiutare a parlare svedese a chi svedese non è. Mancava però un luogo di incontro per chi ha figli piccolissimi: il nostro scopo principale è “che tutto si giochi su un livello di reciprocità nello scambio, nel dialogo, nel confronto tra esperienze”, precisa Libietis.

Genitori protagonisti. Il progetto lavora in collaborazione con biblioteche e asili nido che mettono a disposizione spazi e le loro risorse e aiutano anche a raggiungere le persone dei diversi quartieri. “Negli incontri coinvolgiamo i genitori stessi che di volta in volta organizzano gli appuntamenti e le attività”, spiega Anna. “Ogni incontro ruota attorno a un tema particolare: le problematiche della genitorialità, i figli piccoli che non mangiano o non dormono, l’educazione… A volte si parla di tempo libero o di come cercare un lavoro a Stoccolma. Di solito sono i partecipanti stessi che animano l’incontro: talvolta chiamiamo persone esterne su temi o attività particolari”. Gli incontri settimanali durano un’ora e mezza, sono aperti a tutti, gratis, non ci si deve iscrivere agli incontri, nemmeno associare. “Il terreno comune è l’essere genitori di tutti quei bambini che ci girano intorno durante gli incontri. Ci sono anche attività per loro, ma ci concentriamo sui genitori, perché è la chiave con cui speriamo di avere effetti positivi anche sul futuro dei figli”, a partire proprio dall’apprendimento della lingua.

Servono nuove risorse. Anna Libietis taglia corto quando le si domanda dei fatti di xenofobia in Svezia: “Cerchiamo di essere una forza positiva nella società, facendo incontrare le persone, sforzandoci di coinvolgere tutti nelle nostre attività e lavorando in modo molto concreto per la situazione del nostro Paese”. E aggiunge: “La critica che spesso viene mossa da questi gruppi è che non possiamo accogliere altre persone in Svezia perché dobbiamo prenderci cura di chi c’è già. Svenska mid baby è per noi un modo intelligente per creare una società in cui tutti possano vivere insieme e condividere conoscenze ed esperienze”. L’iniziativa suscita interesse: un anno fa c’erano due gruppi che s’incontravano; ora ce ne sono 12 a Stoccolma e il primo sta nascendo in un’altra cittadina. “Abbiamo cominciato a organizzare anche qualche attività nei fine settimana per le famiglie con figli più grandi o dopo la ripresa del lavoro. Ma ci servono forze e risorse ulteriori”. All’inizio non è stato facile convincere eventuali sponsor della bontà del progetto; ora invece “le cose sono cambiate; ho potuto lasciare il mio lavoro perché Svenska med baby mi dà da vivere e ho potuto anche coinvolgere un’altra persona per aiutarmi”. Il 19 gennaio Anna ha ricevuto il premio Martin Luther King, conferito dal Consiglio delle Chiese della Svezia a persone che lavorano nello spirito del leader dei diritti civili: “Il pomeriggio in cui ho ricevuto la telefonata dalla giuria del premio, ero sola in ufficio e un po’ scoraggiata, per cui è stato un motivo di gioia”. La difficoltà più grande è “raggiungere le persone appena arrivate in Svezia: passo tanto tempo in giro per la città a parlare con le persone per la strada o a incontrare le organizzazioni e le comunità linguistiche o anche attraverso le comunità ecclesiali. Chi ci aiuta di più a costruire questa rete sono le persone che partecipano ai nostri incontri che poi diventano i nostri ‘ambasciatori'”.

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