Chiesa di Rieti

L’infinita pazienza di ricominciare

«San Magno che è stato paziente, determinato e fragile ci faccia da battistrada per non lasciarci abbattere», ha detto il vescovo Domenico a Cittaducale, nel corso dei festeggiamenti per san Magno: ristretti, ma non certo meno emozionanti

La parrocchia Santa Maria del Popolo di Cittaducale ha vissuto la festa del patrono san Magno con il consueto entusiasmo e la solita partecipazione, nonostante le restringenti limitazioni sanitarie. Il momento clou dei festeggiamenti è stata la celebrazione della Santa Messa serale all’aperto, presieduta dal vescovo Domenico, nella fresca serata del 19 agosto.

«È stato un momento emozionante e molto suggestivo – dice il sindaco Leonardo Ranalli – perchè nonostante le difficoltà insieme alla parrocchia abbiamo voluto organizzare una festa religiosa e qualche momento ricreativo che potesse consentire di non far passare la festa patronale in sordina».

Un «segnale di speranza», lo ha definito il parroco don Serge, che arriva dopo i difficili momenti vissuti in seguito alla pandemia, «che tanto hanno pesato sulle nostre fragilità. Crediamo sia necessario andare in avanti tra devozione, tradizione e cultura, fino a ritrovare occasioni per sorridere e stare insieme con leggerezza. Dopo tanto dolore ora è tempo di voltare pagina e rimettere in moto il morale delle persone».

È ora dunque di rimettersi in gioco, di proseguire le nostre giornate «senza mai lasciarsi abbattere» per «attraversare il tempo di prova che è la pandemia, con la quale dovremo convivere chissà per quanto», ha voluto sottolineare monsignor Pompili nell’omelia, citando il refrain dei festeggiamenti di quest’anno: l’infinita pazienza di ricominciare.

«Ricominciare è la legge della vita che non sopporta stanzialità e persone che si sentono già arrivate. Questo vale per i nostri affetti che non sono garantiti in automatico. Col rischio di frammentare la nostra esistenza e di perdere il filo che la tiene unita. Ciò che è più richiesto per lo sviluppo emotivo dei figli è proprio la tenuta della relazione genitoriale. Se si rottama tutto velocemente, si finisce per stringere il nulla».

Dopo la pazienza, occorre determinazione, o meglio chiedere «con fede senza esitazione».

«Essere come un’onda volatile o una canna sbattuta dal vento è la condizione di chi è privo di orientamento e va dietro all’ultima voce, all’ultima suggestione. Oggi siamo una massa di indecisi, incapaci di capire cosa ci fa bene e che cosa sia importante scegliere. In particolare, la felicità che viene sbandierata come fosse un obbligo sociale non è una cosa da acquistare chissà dove, né una condizione che una volta raggiunta rimane per sempre, senza contraccolpi. È piuttosto un desiderio da coltivare che convive con la mancanza di un appagamento totale che non deve distoglierci dal cercare e renderci scettici verso chi propina la felicità a buon mercato, salvo abbandonarci al puro divertimento».

In ultimo, il vescovo ha voluto citare la fragilità, la condizione «di chi sa che tutto è provvisorio e fugace e le situazioni si capovolgono facilmente. Occorre sperimentare la precarietà che – per paradosso – rende tutto più eccitante e prezioso e lasciarsi sopraffare dallo stupore e dalle gratitudine, come abbiamo sperimentato durante il lockdown».

«San Magno che è stato paziente, determinato e fragile ci faccia da battistrada», ha concluso don Domenico. «Perché si realizzi quanto auspicato da Giacomo: Beato l’uomo che sostiene la tentazione, poiché una volta collaudato, riceverà la corona della vita, che Dio promise a quanti lo amano».

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