L’industria italiana si prepara a giocare la carta di “Internet delle cose”

Si tratta di un sistema produttivo in cui uomini e macchine interagiscono, sotto il controllo di computer interconnessi nella rete di internet, che processano miliardi di dati (i cosiddetti “Big Data”). Sulla base di queste informazioni in perenne movimento si può variare in tempo reale la produzione stessa, modificandola per quantità, qualità, caratteristiche. Il Governo sembra intenzionato a mettere in campo misure di sostegno già a partire dalla prossima “Legge di stabilità”.

Con la ripresa delle attività ordinarie a settembre, dopo le ferie estive, dovremo tutti imparare a utilizzare il termine “Industria 4.0”. Sin dalla primavera se ne è parlato molto sui giornali, tra i politici e gli imprenditori, nei convegni e incontri dedicati al tema della ripresa economica. Era stato annunciato che il 5 agosto i ministri dello sviluppo economico, dell’economia e finanze, della scuola, università e ricerca, avrebbero presentato insieme un “piano” governativo per il sostegno e lo sviluppo nel nostro paese di questa “Industria 4.0”. Poi, all’improvviso, il giorno prima dell’incontro, l’appuntamento è saltato e rinviato al dopo-ferie. Emergenze dell’ultimo momento, si è detto, quando nei palazzi del governo a Roma ormai il clima era balneare. Ma la “quarta rivoluzione industriale” per l’Italia è soltanto rinviata. Cerchiamo di capire insieme di cosa dovrebbe trattarsi.

Verso l’ “Internet delle cose”. Anzitutto, vediamo cosa c’era prima di “4.0” riprendendo i concetti di “Industria 1.0”, “2.0” e “3.0”. La prima rivoluzione industriale aveva visto l’invenzione di attrezzi e macchine che permettevano di produrre senza più il bisogno assoluto di forza fisica umana o animale. Con la seconda rivoluzione industriale l’energia elettrica unita a invenzioni tecnologiche molto sviluppate hanno consentito di produrre su vasta scala. La terza rivoluzione industriale ha visto all’opera, insieme a tecnologie sempre più automatizzate, le prime forme di intelligenza artificiale: pensiamo ai computer applicati a impianti produttivi o all’avvento dei robot in sostituzione dell’uomo, come nel caso delle catene di montaggio di automobili dove gli operai condividono il lavoro coi robot. Ma oggi siamo alla “Industria 4.0”: in cosa consiste? I manuali che ne parlano descrivono un sistema produttivo in cui uomini e macchine interagiscono, sotto il controllo di computer interconnessi nella rete di internet, che processano miliardi di dati (i cosiddetti “Big Data”). Sulla base di queste informazioni in perenne movimento si può variare in tempo reale la produzione stessa, modificandola per quantità, qualità, caratteristiche.

E’ quella che si chiama “Internet of things” (sigla “IoT”, internet delle cose) con le aziende che producono soltanto ciò che è davvero richiesto, con ordini che provengono da ogni parte del mondo e che evitano depositi di magazzino, sovra-produzioni e scarti. Insomma, una produzione super-intelligente, senza sprechi di tempo, soldi ed energie.

Ma sarà proprio così? Non si rischia di esagerare e fare un mito di questo “Internet delle cose”, dove tutto miracolosamente viaggia in rete e i computer dialogano tra di loro decidendo i nostri destini?

Come potrebbe essere il piano “4.0” per l’Italia. Vediamo, sulla base degli scarsi annunci delle scorse settimane, cosa avrebbe in mente il Governo e in che cosa potrebbe consistere il sostegno pubblico a “Industria 4.0”. Intanto,

lo sguardo è rivolto principalmente al nostro settore manifatturiero, vero vanto dell’Italia in Europa e nel mondo. Come paese siamo infatti al secondo posto in Europa per produzione industriale dopo la Germania e il mondo delle piccole e medie industrie italiane è tra i più dinamici e sviluppati a livello globale.

Proprio per questo il piano governativo dovrebbe sostenere con particolari facilitazioni le imprese (piccole e grandi) che innovano e che si internazionalizzano. Al centro dovrebbe esserci la diffusione dei sistemi di gestione dei “Big Data”, come si spiegava prima, considerati la ricchezza del futuro per produrre ciò che piace ed evitare errori industriali. Il Governo sembra intenzionato a mettere in campo delle misure di sostegno già a partire dalla prossima “Legge di stabilità”, quella che viene varata di solito entro dicembre per l’anno successivo. I sostegni andrebbero a investimenti per l’innovazione, ai “fattori abilitanti”, alla comunicazione on-line (“Internet delle cose”), ai rapporti di lavoro innovativi e alla finanza d’impresa.

Spazio alla banda ultra-larga e alle scienze informatiche. Non si tratterebbe di aiuti a pioggia, come si faceva in passato ad esempio con la Cassa del Mezzogiorno. “Industria 4.0” significa soluzioni mirate e quindi gli aiuti andrebbero a quelle aziende e iniziative in grado di sviluppare l’applicazione dello “IoT” per incrementare nuovi modelli produttivi. Gli investimenti stimati a livello industriale per portare le nostre imprese all’avanguardia nell’ “Internet delle cose” parlano di una cifra “mostruosa”:

8 miliardi l’anno per i prossimi cinque anni.

Non si prevederebbero regali statali ma incentivi, potenziando quelli già esistenti (Legge Sabatini, “super ammortamento”, crediti d’imposta per ricerca e sviluppo) e puntando sul sostegno a nuove forme di connettività. Il cuore di questi interventi sarà il “Piano Banda Ultra Larga” per portare in tutto il paese la copertura internet a 100 Megabit al secondo. Saranno sostenute inoltre le cosiddette “Competenze Stem – science, technology, engineering and mathematics”. Insomma, un profluvio di nuove tecnologie e di giovani superspecializzati nelle scienze matematiche e informatiche.

Verso nuovi strumenti di sostegno finanziario. Dal punto di vista finanziario, il piano governativo dovrebbe prevedere il lancio di nuove forme di raccolta fondi. Si tratta infatti di canalizzare quote crescenti del risparmio degli italiani, che oggi giace al 30-40 per cento nelle banche e in posta sui conti correnti, verso le nuove forme di “private equity” (investimenti mirati in industrie innovative) e “development bond”, cioè obbligazioni speciali per il sostegno allo sviluppo tecnologico, protetti da un Fondo centrale di garanzia. Il governo sembra orientato a non “dirigere dall’alto” questo processo verso l’ “Industria 4.0”, ma a favorirne i fattori di sostegno. Semmai, si tratterà di governare insieme – parte pubblica e associazioni private delle imprese – la nuova architettura di questi interventi. Le domande finali, in attesa che venga presentato questo piano tanto atteso, sono: ce la farà il nostro Sistema Paese a reggere una sfida tanto complessa? Lo Stato e i partiti sapranno gestire con la necessaria lungimiranza un processo così complicato per rilanciare davvero la nostra nazione? E gli imprenditori, anche loro di solito gelosi della propria aziendina, sapranno fare “rete” per davvero?

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