L’incanto del Creato e la forza dei piccoli

«Settantacinque anni fa, il papa Pio XII proclamava san Francesco patrono d’Italia. Sessantacinque anni fa veniva posta la prima pietra dell’erigendo tempio di San Francesco al Terminillo. Esattamente cinquanta anni fa veniva dedicata, consacrata solennemente questa chiesa. Noi non potevamo perdere questa occasione e quest’anno abbiamo una serie di celebrazioni per ricordare questo evento».

Così padre Mariano Pappalardo – parroco del Terminillo – ha introdotto l’incontro di sabato 26 luglio al Terminillo in occasione dell’inaugurazione della mostra internazionale di illustrazione per l’infanzia ‘L’Incanto del Creato’. Tema di fondo dell’esposizione il Cantico delle Creature, quale stimolo per continuare ad esprimere come attraverso il bello, l’arte e la creatività umana, ancora si possa valorizzare la Creazione per imparare sempre più a rispettare, a proteggere, a custodire ciò che ci è stato donato, nel suo splendido equilibrio e nella sua armonica bellezza.

Un evento che ha fatto un po’ da punto di partenza per i festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della dedicazione della chiesa di San Francesco del Terminillo. Il Templum Pacis è stato la prima chiesa dedicata al santo di Assisi dopo la sua proclamazione a patrono d’Italia. I frati minori conventuali, artefici dell’iniziativa, desideravano che questo Tempio fosse elemento di sintesi nella Valle santa. In esso infatti sono custodite le Reliquie di S. Francesco, raro privilegio concesso a pochissime chiese nel mondo.

Per fare memoria di tutto ciò è stato approntato un programma di iniziative culturali, aggregative, concertistiche, per valorizzare tale patrimonio e tale ricchezza. E non a caso si è voluto partire dai bambini: è ai piccoli,  infatti, l’intera celebrazione si rivolge.

«Pensando a cosa proporre per ricordare queste date, queste ricorrenze – ha spiegato padre Mariano – ho fatto una riflessione: ho pensato che quando leggiamo i libri di storia, leggiamo sempre le vicende dei grandi personaggi. Ma questi passano alla storia sulla pelle, sulle fatiche, sul sangue di tanti altri uomini e donne il cui nome sui libri di storia non sarà mai ricordato. E allora mi son detto che anche nella costruzione della nostra chiesa ci sono stati grandi personaggi, vescovi, cardinali, politici, onorevoli, amministratori. Avremmo potuto invitare loro, celebrare loro. Invece desidero che in questo momento possano avere un segno di riconoscimento, di gratitudine, tutti coloro che sono saliti al Terminillo per pochi soldi, per una minestra calda. Scalpellini, muratori, carpentieri che hanno faticato per giorni e giorni per costruire questa chiesa».

«Ricordarli, dando loro un segno di riconoscimento, anche a chi è passato a miglior vita tramite i loro figli o nipoti – sottolinea il sacerdote – mi sembra doveroso per chi fa una celebrazione e parla della storia, e celebra un evento storico, con in cuore il Vangelo: perché non siano dimenticati i piccoli, perché la storia non sia sempre fatta solo dai grandi, ma venga dato il giusto riconoscimento a chiunque».

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