Cei

L’impegno della Chiesa italiana contro gli abusi: formare, prevenire, cambiare la cultura

Dall'incontro del Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili con i vescovi delegati regionali, si conferma la volontà di dare attuazione concreta sul territorio a strumenti e luoghi per il contrasto ad ogni tipo di abuso

Dall’incontro del Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili con i vescovi delegati regionali, si conferma la volontà di dare attuazione concreta sul territorio a strumenti e luoghi per il contrasto ad ogni tipo di abuso, attraverso la realizzazione di percorsi propositivi e predisposti all’accoglienza e all’ascolto.

Formazione, confronto, obiettivi condivisi, programmazione: questa la sintesi dell’incontro collegiale del Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Cei con vescovi delegati regionali provenienti da tutta Italia svoltosi il 24 e 25 luglio a Roma.

“Una tappa importante” ha detto mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, rivolgendosi ai vescovi convenuti, “perché, come Pastori, ci sono richieste un’attenzione e una cura ancora maggiori”.

Per questo, ha spiegato, “essere qui oggi non è solo un venire ad acquisire informazioni, ma un ragionare tra noi, confrontandoci, per fare cultura e costruire una rete ecclesiale con uno stile di comunione, di ascolto e di vigilanza”.

Linea condivisa e rilanciata da mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia e presidente nazionale del Servizio: “Un incontro fatto di comunicazioni, di spazi di dialogo, di domande”. Mons. Ghizzoni ha ricordato l’ampio consenso che ha accompagnato l’approvazione delle nuove Linee guida nel corso dell’assemblea generale di maggio – disposizioni “innovative” e “impegnative” – e ha ribadito il ruolo di aiuto e di supporto messo a disposizione dal Sntm verso i vescovi italiani.

Nel corso dei lavori si è dato spazio anzitutto all’importanza della formazione e della prevenzione, attraverso la presentazione di strumenti formativi, metodi ed esperienze già in essere. Sullo sfondo, ma ben presenti nel dibattito, la “Lettera al popolo di Dio” di Papa Francesco e il motu proprio “Vox estis lux mundi”.

In particolare, padre Amedeo Cencini, religioso canossiano, formatore e psicoterapeuta, ha ricordato che “il tempo che stiamo vivendo nella Chiesa impone una revisione radicale e concreta delle nostre prassi formative all’ordinazione presbiterale come alla consacrazione religiosa”, ripensando “gli ambiti della formazione umana (e affettivo-sessuale) e dell’identità ministeriale all’interno d’una concezione integrale della formazione”. Don Gottfried Ugolini, sacerdote e psicologo, responsabile del Servizio specialistico per la prevenzione e la tutela dei minori, ha portato l’esperienza quasi decennale dello sportello diocesano di Bolzano-Bressanone per la tutela e prevenzione dei minori da abusi sessuali e altre forme di violenza.

Un servizio nato con atteggiamento proattivo che, negli anni, ha saputo diventare un punto di riferimento positivo attraverso l’applicazione di un leitmotiv preciso:
“passi piccoli, passi continui, passi verificabili”.

La psicologa e formatrice Anna Deodato si è invece soffermata sulle modalità di ascolto e accoglienza delle persone abusate, rimarcando che “una persona ferita non è un ‘caso’: ne va sempre preservata la dignità e l’integrità” e che la domanda centrale delle vittime, anche se non esplicitata, “è sempre la stessa: mi credi?”.

Nel corso della presentazione delle indicazioni operative per la costituzione dei Servizi diocesani e interdiocesani, sono state ricordate le iniziative già in essere sul territorio che dimostrano l’attenzione e la sensibilità in crescita su questi temi.

L’illustrazione e il commento passo a passo delle Linee guida, è stato occasione di approfondimento su settori specifici e particolare attenzione è stata dedicata ai rapporti con le autorità civili, stante l’innovativa previsione di un obbligo morale di denuncia svolta l’indagine previa e accertata la credibilità dei fatti.

“Obbligo morale e non coercizione del sistema giuridico – ha spiegato don Gian Luca Marchetti, cancelliere della curia di Bergamo –, perché deriva da una convinzione etica profonda il cui fine è il conseguimento della giustizia e della verità”.

Da più parti, durante i momenti di confronto con i vescovi, è stata evidenziata l’importanza della finalità dell’ascolto e dell’accompagnamento, in un’ottica di crescita e rinnovamento, senza però nascondere criticità e resistenze, né la complessità dei molteplici obiettivi da tenere in considerazione che richiedono, sempre di più, competenze specifiche e operatori adeguatamente formati.

Il convegno appena concluso, ricco di interazioni e di impulsi propositivi, è stato dunque un punto di partenza che apre ad orizzonti di interventi specifici, di approfondimenti mirati e di azioni concrete. Per questo è già in programma, per il prossimo novembre, un appuntamento di verifica e di programmazione ulteriore.

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