Vacanze

Libri, gite e sana noia: ecco i consigli per un’estate cittadina

"Andare in vacanza significa anzitutto godere degli spazi che a lungo non sono stati vissuti", dicono gli psicologi

“Sui social ogni anno tutti cercano di postare foto di vacanze spettacolari e di pubblicare l’immagine che è più d’effetto per stupire, mostrandosi in cene o eventi di gala. Purtroppo il non andare in vacanza sembra quasi non tollerato dall’attuale stato sociale. Quando lo dici le persone rimangono stupite e ti guardano come fossi un alieno”. E così, come non fosse “consentito dire di non ‘partire’, nell’aria si diffonde sempre più la domanda: ‘Ma tu dove andrai in vacanza?’“. Esordiscono così gli psicologi del team ‘Lontani ma Vicini’ che, riflettendo sulle conseguenze sociali e psicologiche delle prime ferie italiane post-Covid, forniscono un breve vademecum per chi in vacanza alla fine non potrà andare.

E se c’è chi a causa della pandemia “è un po’ indietro rispetto all’organizzazione delle ferie”, c’è anche chi paventa la “possibilità sempre più concreta di non andarci proprio”, che sia per “paura, per ristrettezze imposte dell’emergenza o per problemi economici“.

Ma chi resta in città come può mantenere un clima vacanziero? L’equipe di psicologi ricorda che “la vacanza è in primis uno stato emotivo oltre che un’esperienza da vivere. ‘Essere in vacanza’ è la modalità che ti permette di staccare da eventi quotidiani, dalla routine lavorativa e dalla sveglia mattutina”.

In vacanza in città si può ripartire “dall’apprezzare le piccole cose: stare più tempo in famiglia, leggere un libro che teniamo da troppo tempo sul comodino, fare lunghe passeggiate nella natura- spiegano gli esperti- come organizzare piccole gite nei luoghi vicini alla propria città”. Non c’è solo mare, montagna o campagna. Allargando la visuale, andare in vacanza significa anzitutto “godere degli spazi che a lungo non sono stati vissuti”. Significa “prendersi tempo per sé, dedicarsi alla cultura, alla cura del proprio corpo, a esercizi fisici non impegnativi” che abbiano però il potere di “rimetterci in contatto con quella parte di sé, che molte volte viene trascurata”. Ci si potrebbe “anche dedicare a una cucina salutare avendo più tempo a disposizione“, consigliano concludendo, ma soprattutto si può “sempre scegliere di concedersi un po’ di noia”.

È anche questo ‘Lontani ma vicini’, il progetto targato DireGiovani e Istituto di Ortofonologia (IdO), avviato nell’ambito della task force del ministero dell’Istruzione per supportare giovani, famiglie e insegnanti durante la pandemia in Italia.

da dire.it

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