Libera Rieti all’udienza di Papa Francesco per il terzo incontro mondiale dei Movimenti Popolari

Si è tenuto sabato 5 novembre il Terzo incontro dei movimenti popolari. Dopo una trasferta in Bolivia, nel 2015, i movimenti sono tornati a Roma per piantare, come dice Papa Francesco, la loro bandiera in Vaticano.

Sono arrivati da 65 diversi paesi, infatti, per partecipare all’udienza del Santo Padre, ma anche per tenere vivo il sui temi del rapporto tra il popolo e la democrazia, del territorio e della natura, della sofferenza dei migranti e dei rifugiati.

In sintesi tre “T”: Trabajo, Techo, Tierra (Lavoro, Casa e Terra) che non hanno mancato di attrarre gli attivisti della sede reatina di Libera, presenti nell’Aula Paolo VI per ascoltare la viva voce del Pontefice.

«In questo nostro terzo incontro – ha detto Papa Francesco – esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti. Ringrazio i delegati che sono venuti dalle periferie urbane, rurali e industriali dei cinque continenti, più di 60 Paesi, che sono venuti per discutere ancora una volta su come difendere questi diritti che radunano. Grazie ai Vescovi che sono venuti ad accompagnarvi. Grazie alle migliaia di italiani ed europei che si sono uniti oggi al termine di questo incontro. Grazie agli osservatori e ai giovani impegnati nella vita pubblica che sono venuti con umiltà ad ascoltare ed imparare. Quanta speranza ho nei giovani!»

Poi ha aggiunto: «La corruzione, la superbia e l’esibizionismo dei dirigenti aumenta il discredito collettivo, la sensazione di abbandono e alimenta il meccanismo della paura che sostiene questo sistema iniquo».

Una denuncia che il Santo Padre ha fatto seguire dall’invito a non lasciarsi corrompere: «Come la politica non è una questione dei politici – ha osservato – la corruzione non è un vizio esclusivo della politica. C’è corruzione nella politica, c’è corruzione nelle imprese, c’è corruzione nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione nelle chiese e c’è corruzione anche nelle organizzazioni sociali e nei movimenti popolari».

Una corruzione «radicata in alcuni ambiti della vita economica, in particolare nell’attività finanziaria, e che fa meno notizia della corruzione direttamente legata all’ambito politico e sociale. È giusto dire che tante volte si utilizzano i casi corruzione con cattive intenzioni».

Chi sceglie di servire gli altri deve vivere, ha ribadito, deve vivere «un forte senso di austerità e di umiltà. Questo vale per i politici ma vale anche per i dirigenti sociali e per noi pastori».

«Ho detto ‘austerità’ – ha aggiunto – e vorrei chiarire a cosa mi riferisco con la parola austerità, perché può essere una parola equivoca. Intendo austerità morale, austerità nel modo di vivere, austerità nel modo in cui porto avanti la mia vita, la mia famiglia. Austerità morale e umana. Perché in campo più scientifico, scientifico-economico, se volete, o delle scienze del mercato, austerità è sinonimo di aggiustamento… Non mi riferisco a questo, non sto parlando di questo».
«A qualsiasi persona che sia troppo attaccata alle cose materiali o allo specchio, a chi ama il denaro, i banchetti esuberanti, le case sontuose, gli abiti raffinati, le auto di lusso, consiglierei di capire che cosa sta succedendo nel suo cuore e di pregare Dio di liberarlo da questi lacci», ha suggerito il Papa. «Colui che sia affezionato a tutte queste cose, per favore, che non si metta in politica, non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a sé stesso e al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso».

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