Lenti a contatto con lo zoom

Buona notizia per gli ipovedenti: soprattutto per anziani con maculopatie

Buone notizie per alcune categorie di persone ipovedenti. È ormai in fase avanzata, infatti, la sperimentazione di lenti a contatto “telescopiche”. Si tratta di lenti a contatto molto particolari, più voluminose delle consuete, che incorporano un micro-zoom attivabile (o disattivabile) semplicemente facendo “l’occhiolino”, per ottenere una visione amplificata.

In verità, il progetto era iniziato già nel 2013, ma solo di recente esso è stato ufficializzato al congresso annuale (12-14 febbraio 2014) dell’American association for the advancement of science a San Jose, in California. A presentarlo è stato Eric Tremblay, specialista ottico dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Losanna, che insieme ad una qualificata équipe di ricercatori e tecnici ha concepito e sviluppato questa invenzione.

L’importanza di questa sperimentazione emerge a confronto con i dati statistici relativi alle patologie oculari. Si stima infatti che, nel mondo intero, oltre 285 milioni di persone abbiano seri problemi alla vista. Nel mondo occidentale in particolare, è la degenerazione maculare (patologia della retina) a costituire la principale causa di cecità nelle persone in età avanzata. Ed è proprio a questa tipologia di ipovedenti che l’invenzione delle lenti a contatto telescopiche promette grandi benefici, ridando la speranza di poter ottenere (sia pure “strumentalmente”) una visione più efficace. “Pensiamo che queste lenti potrebbero fare molto per il trattamento dell’ipovisione e della degenerazione maculare legata all’età – spiega Tremblay -. Attualmente sono ancora in fase di sperimentazione, ma siamo fiduciosi che diventeranno un’opzione concreta per le persone affette da degenerazione maculare senile”. E negli Stati Uniti, già non si esclude l’utilizzo delle nuove lenti anche in ambito militare, per migliorare la visione dei soldati. Non è certo un caso, infatti, che buona parte dei finanziamenti per il progetto provengano dalla Darpa (Defense advanced research projects agency), un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare.

Le nuove lenti telescopiche, realizzate in materiale plastico (Pmma, un polimero impermeabile ai gas), possiedono un diametro di 8 millimetri, uno spessore di 1 millimetro al centro e di 1,17 millimetri ai lati. Rispetto alle comuni lenti morbide, risultano dunque un po’ più grandi e rigide, ma sono altrettanto traspiranti, grazie a un nido d’ape, costituito da piccoli canali, che consente la normale ossigenazione dell’occhio. Esse posseggono due diverse regioni o percorsi ottici indipendenti. Al centro della lente, la luce passa normalmente, garantendo la visione non ingrandita (1x), mentre ai lati sono presenti dei “riflettori asferici” che funzionano come un telescopio, con ingrandimento 2.8x. La luce viene riflessa più volte all’interno della lente e colpisce le estremità della retina (la degenerazione maculare colpisce la sua zona centrale, detta appunto macula). Per ottenere la corretta riflessione della luce, i ricercatori hanno integrato nelle lenti dei micro-specchi in alluminio che correggono anche le aberrazioni cromatiche. Ma come funziona esattamente il meccanismo? Il passaggio tra la visione normale e la visione telescopica viene effettuato mediante un filtro polarizzatore, posizionato davanti alla regione centrale della lente. Per questo motivo, è necessario indossare un paio di occhiali attivi (simili a quelli per i televisori 3D) in grado di distinguere i movimenti delle palpebre: essi riconoscono un “occhiolino” (strizzatina d’occhio) e ignorano un normale battito di ciglia. Strizzando le palpebre dell’occhio destro si attiva l’ingrandimento, facendo la stessa cosa con il sinistro si resetta la visione normale.

“È molto importante e difficile – ha aggiunto Tremblay – raggiungere un equilibrio tra funzione e costi sociali dell’indossare qualunque tipo di dispositivo visivo ingombrante. È necessario trovare qualcosa di più integrato, e le nuove lenti a contatto rappresentano un promettente passo avanti in questa direzione”.

Non resta che augurarci due cose. La prima: che la sperimentazione si concluda con successo, per accendere una speranza in più per le persone ipovedenti. La seconda: che, al momento dell’immissione del dispositivo sul mercato, gli interessi economici coinvolti non finiscano per “spegnere” questa speranza, gravando eccessivamente sulle tasche degli utenti!

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