Leggere un libro per leggere la mente

Estate, tempo di letture. Letture estive per l’appunto: divorare sotto l’ombrellone il giallo o il thriller del momento, immergersi in una fantasia romantica prima di un tuffo al mare, rispolverare dal comodino quel classico che non si era più toccato da mesi. Le vacanze col tempo libero portano anche quello spazio per leggere che non riusciamo a ritagliarci durante l’anno. Ma se è quasi ovvio dire che leggere fa bene, meno scontato è il risultato di una recente ricerca sugli effetti positivi della narrativa sulla nostra capacità di sviluppare empatia.

Secondo Keith Oatley dell’Università di Toronto, i recenti studi con tecniche di imaging cerebrale dimostrano l’influsso positivo della lettura (e in parte anche del cinema) sullo sviluppo e il mantenimento di “teoria della mente” ed empatia. Per “teoria della mente” si intende la capacità di attribuire e comprendere gli stati mentali (emozioni, sentimenti) degli altri. In pratica è stato misurato che le persone, dopo aver letto hanno una capacità migliore di capire lo stato d’animo altrui.

L’effetto sarebbe dovuto allo stimolo dell’immaginazione provocato dalla fiction. Anche una brevissima descrizione porta l’ippocampo (regione del cervello legata a memoria e apprendimento) alla massima attività. Questo spiega perché gli scrittori non devono dilungarsi in ogni dettaglio per evocare un immagine, nello spirito del motto less is more come dicono gli americani.

“La finzione narrativa può aumentare la nostra esperienza sociale e aiutarci a comprenderla” conclude il ricercatore. Questo genere di studi fa pensare che le narrazioni, di qualunque tipo, abbiano persino un significato evolutivo e un impatto determinante sulla crescita. La lettura in particolare, costringendo a tenere alta l’attenzione, è ancora più efficace nel migliorare le nostre capacità empatiche. A dimostrazione che leggere non è una fuga dalla realtà ma un modo di viverla in modo ancora più intensamente. Non solo d’estate.

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