L’Educazione della Vergine di Venanzio Bisini

Nel corso dei secoli, dal medioevo all’età moderna, l’iconografia sacra svolge i temi dell’infanzia con puntuale partecipazione e manifesta intenzionalità parenetica, rivelandosi un formidabile strumento di sensibilizzazione e moralizzazione della società civile.

Uno dei soggetti più originali ed intriganti, per l’osservatore moderno attento a cogliere nella rappresentazione pittorica l’indizio di una volontà partecipativa o di una proposta di innovazione nei confronti della società civile, è quello dell’Educazione della Vergine, diffuso fin dalla metà del XVI secolo in concomitanza con la formulazione degli orientamenti tridentini e con la formazione delle nuove congregazioni ispirate alla riforma cattolica, impegnate nella formazione morale della gioventù. Ma anche all’interno degli ordini religiosi di antica fondazione si accolgono accanto alle oblate ed alle novizie le giovinette destinate a riprendere il loro posto nel secolo, dove saranno spose e madri educate ai valori della fede cattolica.

In questo clima e con questi intenti, il tema dell’Educazione della Vergine viene declinato convenzionalmente, presentando per lo più Sant’Anna e la piccola Maria assorte nelle pratiche serene ed affettuose della trasmissione di azioni e pratiche proprie dell’ economia domestica o più in generale dei lavori femminili, fra cui spiccano la tessitura, il cucito, il ricamo.

Così, tra i tanti artisti chiamati ad interpretare questo argomento dell’infanzia della Vergine, negli anni ’30 del Seicento Vincenzo Manenti propone ai frati dell’Osservanza di Sant’Antonio del Monte a Rieti la bella tela in deposito al Museo Civico, replicata più tardi per la chiesa degli Agostiniani di Fara Sabina, in cui Sant’Anna veste i panni di un’austera matrona, dai tratti nobili e dal comportamento misurato. Da madre a figlia, passano i segreti dell’arte del ricamo, e la fanciulla pende quasi dalle labbra della madre, timida e ansiosa, in attesa di un cenno di approvazione.

Se questo è il modello educativo proposto alle giovanette del XVII secolo, alla fine del secolo successivo qualcosa appare cambiato: le fanciulle imparano a leggere, e l’insegnamento di questa pratica coinvolge direttamente anche i padri.
Questo è il messaggio sotteso alla tela che nel 1786 Venanzio Bisini realizzò per le monache della comunità di San Giovanni Evangelista a Leonessa, oggi esposta presso la Pinacoteca Diocesana.

L’artista, nato a Leonessa alla metà del XVIII secolo, appartenne ad una famiglia di decoratori attivi nell’area dell’altopiano nell’impegnativa opera di recupero e rifacimento degli edifici pubblici e privati, civili ed ecclesiastici, danneggiati dai terremoti del 1703 e del 1730.

Il padre Lorenzo lo avviò presto all’arte di famiglia. Dopo il primo apprendistato, intorno ai vent’anni di età Venanzio Bisini frequentò lo studio di Giuseppe Viscardi, architetto e pittore di buona fama, anch’egli di origini leonessane.
Venanzio Bisini lavorò assiduamente per il Santuario di San Giuseppe da Leonessa, per la chiesa di San Pietro a Terzone, per il Santuario della Madonna della Paolina, dando prova di buone capacità compositive in una produzione artistica gradevole ed armoniosa, secondo lo stile del suo tempo.

Nel bel dipinto caratterizzato dall’impianto neoclassico e dalle tonalità limpide proprie dell’arte di Bisini l’immagine di Anna riveste un ruolo marginale, mentre un ruolo di protagonista è affidato a Gioacchino, dal bel volto virile illuminato da un sorriso di compiacimento per la solerzia e la rapida intelligenza della figlioletta, impegnata nella lettura. Un tavolo, un vaso di rose, uno scranno sono i semplici arredi dell’interno domestico. Dalla finestra aperta, chiude il panorama la mole del Tempio di Gerusalemme.

L’armoniosa semplicità del dipinto rivela poco a poco l’intensità dei messaggi affidati alla composizione, certo ispirata all’artista dalla volontà delle committenti, dotte ed operose, capaci di trarre esortazione ed esempio da questo semplice episodio dell’Educazione della Vergine. Anche per le religiose la lettura fu infatti un’attività quotidiana ed indispensabile per la corretta gestione del monastero.

Soltanto le coriste, cioè coloro che sedevano in coro ed hanno “voce in capitolo”, godevano del diritto di voto per il rinnovo delle cariche: per poter assolvere alla quotidiana lettura dei Salmi, per poter svolgere il servizio di priora e di economa, era essenziale padroneggiare gli strumenti dell’amministrazione.

Il valore della tela eseguita da Venanzio Bisini nel 1786 è dunque molteplice: non si tratta soltanto di un dipinto di pregio, armonioso e ben eseguito, ma allo stesso tempo di un documento che testimonia la cultura di un’epoca.
La polisemia di questa preziosa opera di ambiente monastico si è rivelata appieno, ad illustrare l’itinerario catechetico tracciato con il contributo di don Andrea Fontana.

Rispondi