L’economia reatina è bloccata

Castelli: «Imbrigliate tutte le iniziative di sviluppo».

Gianfranco Castelli è un industriale silenzioso. Intorno a lui non ci sono rumors, né stranezze, né esagerati egocentrismi che si prefiggano di esaltare il lavoro di un uomo che ha finalizzato la propria attività e la sua esistenza nella costruzione di un’azienda che produce squisiti prodotti tipici di un luogo, quello di Amatrice, che è unico e tra i più suggestivi della Provincia di Rieti, cosiddetta attraente per natura, ma anche di quello stesso territorio che cela, oltre alle bellezze del Gorzano e di Pizzo di Sevo, dello Scandarello e delle sue chiese medievali, racchiuse entro il Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, cibi squisiti, prodotti della tradizione e quindi facenti parte a pieno titolo del made in Italy e inclusi nelle più classiche delle ricette mediterranee, che forse si sarebbero perduti se Castelli non ci avesse lavorato, ad iniziare dal 1984, quando ebbe l’idea di mettere su ad Accumuli, ultimo comune della Sabina verso Ascoli, un piccolo laboratorio ove, artigianalmente, si iniziarono a produrre salumi.

Quella sua fu un’intuizione saggia e un’impresa geniale, che oggi è così tanto cresciuta da essere una delle prime italiane in questo settore e di aver tracimato oltre i confini della Sabina, tanto che Gianfranco Castelli, dopo aver conseguito l’ambito traguardo dell’Indicazione Geografica Protetta per i suoi prosciutti profumati all’aria di Pizzo di Moscio e di Cima Lepri, ha immaginato il progetto di un distretto dell’alimentare e del prosciutto con il marchio di Amatrice, che sarà assolutamente esclusivo. Un poco come ha fatto nelle Marche Diego della Valle per le sue scarpe, così egli vuol fare tra Accumoli ed Amatrice per il prosciutto. Ciò per andare alla conquista dei mercati nazionali e di quelli esteri dove già vende 250 mila prosciutti l’anno ed è in forte crescita, dove vende il migliore guanciale da utilizzare per la ricetta degli spaghetti all’amatriciana, tanto dall’aver totalizzato, l’anno scorso, un fatturato di nove milioni di euro che, nei prossimi tre anni, egli tenterà di far approdare ai quindici.

«Lo spirito d’iniziativa di questo mio successo io lo voglio riversare nell’industria e nell’economia reatina che già in passato sono stati in Europa ed ora ci vogliono tornare alla grande. La notizia di qualche istante fa – sono le ore 15 di lunedì 30 luglio e stiamo a conversare in un salone di Unindustria Rieti – è davvero buona. La Bunderstang s’è decisa e s’è convinta di seguire Draghi. La guerriera Merkel è giunta a più miti consigli. Ha capito che sul mercato la Germania potrebbe restare sola. A chi venderebbe i suoi prodotti? Meglio dunque seguire Draghi e Monti. Quest’ultimo, ora che è libero di fare quel che resta necessario da decidere, deve assolutamente farlo, prima che noi torniamo alla nostra politica dei compromessi, delle mezze misure, dell’incongruo e del superficiale».

In questi tempi di economia buia e di crisi ampia, che l’uomo di successo Castelli sia stato chiamato, quattro anni fa, ad assumere la responsabilità di presidente di Unindustria, non è stato un caso. Per completare quella sua performance istituzionale, di recente ha fondato, assieme ai suoi colleghi, l’Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma, Frosinone, Rieti, Viterbo, assumendone la vice presidenza, assieme a quella di Confidi Lazio, dopo aver amministrato il Confidi reatino. La nuova Unione comprende quattromila aziende, che danno lavoro a 250 mila maestranze.

L’incarico al vertice di Unindustria Rieti lo assunse nel 2008 sotto la presenza ben augurale di Luca Cordero di Montezemolo, a Villa Potenziani innanzi ad un parterre di industriali di tutto riguardo e il mese scorso ha finito per ospitare, nel suo prestigioso stabilimento di Accumoli, il nuovo presidente di Confindustria Sergio Squinzi, il quale gli ha confermato quel che egli pensa della crisi economica che attanaglia l’Italia: «La situazione è complicata e abbiamo bisogno di molta coesione, siamo su una barca nella tempesta e dobbiamo remare tutti nella stessa direzione».

È la coesione che manca ai vertici reatini. «L’imbrigliamento di tutte le iniziative di sviluppo – ha detto il presidente Castelli – iniziando dall’utilizzazione corretta delle ex aree industriali della città, per cui l’industria edilizia è completamente ferma; della realizzazione del Polo della Logistica di Passo Corese con nuova occupazione per circa 2.500 addetti, dell’acqua del Peschiera con tanti milioni di euro da investire, dell’Istituto alberghiero di Amatrice, del nuovo Polo alberghiero di Rieti, tutto questo fa male, anzi malissimo non solo alla Sabina, ma al Paese. C’è un’ostinazione continua e costante ad impedire ogni iniziativa di spesa, di contrastare chi vuol investire soldi, ad iniziare da quelli stanziati da Governo, Regione e Provincia. È come se avessimo paura di noi stessi. C’è insomma una guerra continua di contrasto, di divergenza e di contrapposizione. È una contesa continua, quando per crescere ci sarebbe necessità di concordia. Naturalmente parlo di crescita nel rispetto delle leggi. Non mi si fraintenda! Insomma la nostra è una guerra fratricida, quando per le nostre progettualità, che pure ci sono, avremmo bisogno di lavorare tutti insieme».

Gli chiedo della Salaria, ferma da sette anni quanto a dibattito, della quale non si hanno notizie. Mi risponde con il suo discorrere tranquillo e sereno, ma improntato a certezze: «Non si farà mai! Di recente ho parlato con l’assessore regionale al settore. Mi ha confermato che per ammodernare la Salaria ci vuole un miliardo e mezzo di euro. Ci sono disponibili solo 60 milioni, se davvero ci sono. Ci potremmo fare, per paradosso, una sola rotatoria! Per divisioni, contrasti, dilemmi, per assenza di finanziamenti, l’occasione è stata perduta quando sarebbe stato possibile. La Salaria non si farà mai più, almeno per la nostra generazione sarà impossibile!»

Che la sua presidenza sia stata confermata due anni fa, è un riconoscimento e un premio per Castelli, il quale va verso un terzo incarico, reso possibile dalla fondazione dell’Unindustria laziale. Per questo «Frontiera» ha voluto iniziare la sua iniziativa di discorrere con gli uomini che fanno l’economia e la finanza reatina, cercando di guardare le cose, pur difficili, in un’ottica cristiana e quindi positiva. Castelli ha i suoi progetti e li persegue.

«Faremo il distretto del prosciutto amatriciano. Bastano quattro o cinque aziende oltre la mia e sarà una buona cosa, tanto che già ho preso i primi contatti. Ho portato ad Amatrice gli chef giovani della cucina italiana. Ho intenzione di varare l’Accademia della Cucina Amatriciana. Lo farò assieme alla Sabina Universitas e alla Sapienza. Intanto i miei specialisti nel far prosciutti sono oltre trenta, altri trenta sono i rappresentanti commerciali che promuovono il prosciutto Sano in tutta Italia. L’indotto dà lavoro a un centinaio di persone. Per i miei programmi, ho bisogno di salvare l’Istituto l’Aberghiero amatriciano. Dobbiamo mantenere vivo un luogo di cultura e di occupazione. In nessun caso ne potremo fare a meno».

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