Meeting dei Giovani

Le famiglie di Leonessa accolgono i ragazzi: «Tornate a trovarci!»

Al Meeting dei Giovani si ripete l'esperienza di incontro tra ragazzi e famiglie del posto, a conferma che non può crearsi alcuna economia, né alcun modo di fare esperienza se si prescinde dalle relazioni.

Incontri, dibattiti, proiezioni e tanti spunti di apprendimento, quest’anno sul tema del denaro. Il Meeting dei Giovani della diocesi di Rieti giunto ormai alla giornata conclusiva ha offerto questo e molto altro ai circa cento ragazzi riuniti a Leonessa.

Ma la scelta – o meglio la conferma, dopo la felice esperienza dello scorso anno – del paese reatino non è stata casuale. La comunità leonessana ha anche quest’anno confermato la calda accoglienza riservata all’invasione dei ragazzi, gioiosamente accolti in alcune case per un pomeriggio di scambio e confronto.

A conferma che non può crearsi alcuna economia, né alcun modo di fare esperienze costruttive se si prescinde dalle relazioni, le voci e le storie dei ventenni si sono incrociate con quelle dei settantenni, con quelle delle persone sole, con quelle delle persone in difficoltà, e con tutti coloro che hanno voluto dedicare qualche ora del proprio tempo per sperimentarsi e sperimentare.

Intorno ai tavoli pieni di dolciumi fatti in casa per l’occasione, con albero e presepe luccicanti a fare da contorno, in soggiorni e taverne di Leonessa si sono intrecciate storie di vita diverse, eppure con un filo comune: quello vivo e sentito della voglia di stare insieme.

Le signore con i capelli belli in ordine «perché oggi arrivano i ragazzi», i signori intenti a sistemare i ciocchi di legno nel caminetto «per farli stare al caldo, che non sono abituati a queste temperature di montagna», l’anziana sempre sola felice di avere un’allegra e giovane compagnia, i ragazzi del posto che accolgono i coetanei.

Risate e strette di mano, baci e promesse di rivedersi in altre occasioni, oppure certamente a rimanere in contatto. E dai cassetti spuntano le foto di famiglia, perché «tu hai l’età di mio nipote che lavora fuori, ora te lo faccio vedere».

A coordinare gli abitanti e gli ospiti, la regia silenziosa e discreta di padre Orazio: una parola per tutti, un sorriso per tutti, la carezza per l’ammalato, il bacetto al bambino, l’aiuto col secchio delle legna alla signora con la stampella. Si ride o si prega, si discute o si dibatte, in ogni caso sempre con il sorriso e con il cuore aperto, e il commiato è sempre lo stesso: «Ci vediamo l’anno prossimo, ma se venite qualche volta prima, magari vi fermate a pranzo».

 

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