Chiesa di Rieti

Le campane e la bellezza del suono che riconforta il cuore

Nelle restrizioni di questi tempi, sono sempre le campane ad offrirci un momento di bellezza, quando alle nove di sera suonano a distesa per regalarci condivisione e speranza. Tutta la città si raccoglie, in un collegamento speciale, intorno al suo vescovo, che, ai piedi dell’altare della Madonna del Popolo, ne invoca aiuto e protezione

“Or la squilla dà segno della festa che viene; ed a quel suon diresti che il cor si riconforta”.

Questi versi di leopardiana memoria sembrano essere più che mai attuali nel momento difficile che stiamo vivendo. Le restrizioni sociali, culturali, religiose non hanno imbrigliato le campane, libere di propagare per vie e viuzze il loro suono catartico e consolatorio.

Anche nella letteratura esse hanno sempre assunto forte connotazione sociale e spirituale. Come non ricordare la manzoniana “notte degli imbrogli” quando il paese addormentato è svegliato di soprassalto dalle campane che suonano a martello per avvertire gli abitanti di un ipotetico pericolo.

“Ton, ton, ton”; i contadini balzano a sedere sul letto: cos’è? Campane a martello! Fuoco? Ladri? Banditi?

Ben altro il suono argentino delle campane festanti per l’arrivo del cardinale Borromeo, mentre la gente del borgo corre ad incontrarlo: la loro gioia contrasta con la tempesta che nell’animo dell’Innominato prelude alla conversione. Forte valenza evocativa delle campane si trova nel quadro di Millet “L’Angelus” esposto a Parigi nel museo d’Orsay.

In bilico tra visione idilliaca e riproduzione oggettiva della realtà, il pittore ritrae due contadini che, al suono delle campane, abbandonano per una breve pausa il lavoro dei campi e si raccolgono in preghiera .

Un alone romantico pervade la composizione: la fatica quotidiana, i frutti della terra, il suono di una campana, la preghiera diventano elementi primordiali del nostro vivere e in un’ atmosfera atemporale vengono elevati a simboli universali.

Anche lo scrittore Guareschi non è stato immune al fascino delle campane ed in una toccante pagina fa suonare al suo don Camillo la campana della Chiesa per il funerale laico di un “comunista” che prima di morire aveva espresso tale desiderio: il suono di una campana evoca la nostalgia di Dio.

Una professoressa, che si nutriva di questi spunti letterari, mi raccontava che quando insegnava in una scuola della nostra città, situata in una piazzetta del centro storico, a mezzogiorno in punto, quando suonavano le campane, sospendeva le lezioni per abituare gli alunni all’ascolto. Sul momento l’iniziativa era apparsa alquanto singolare, utile solo ad assaporare un momento di pausa. L’insegnante tuttavia non si era arresa ed alla fine la provocazione aveva sortito il suo effetto: esercitare all’ascolto per cogliere l’armonia di certi suoni, in contrasto con ciò che abitualmente ci aggredisce.

Nelle restrizioni di questi tempi, sono sempre le campane ad offrirci un momento di bellezza, quando alle nove di sera suonano a distesa per regalarci condivisione e speranza. Tutta la città si raccoglie, in un collegamento speciale, intorno al suo vescovo, che, ai piedi dell’altare della Madonna del Popolo, ne invoca aiuto e protezione.

Anche nei tempi andati era in uso rivolgersi alla Vergine, affinché per sua intercessione venissero fermate carestie e pestilenze.

Il pensiero corre alla basilica di Santa Maria del Popolo in Roma, costruita a spese del popolo romano per onorare e ringraziare la Madonna, detta appunto Madonna del Popolo.

In questo tempo di riflessione e di approfondimento, in cui la limitazione motoria stimola il nostro pensiero e la nostra creatività, ci sentiamo idealmente gemellati con questa chiesa romana. In questo scrigno di rara bellezza, in un gioco di luci e di ombra assistiamo alla conversione di Saulo, sperando anche noi di essere folgorati sulla via di Damasco.

Maria Grazia Carrozzoni

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