«Lavoro buono», a Rieti ce n’è gran bisogno

«La dignità del lavoro è la condizione per creare lavoro buono… La Chiesa opera per un’economia al servizio della persona … e ha come fine il lavoro per tutti». Lo ha detto papa Francesco nel messaggio alla Settimana sociale tenutasi a Cagliari cui hanno partecipato da Rieti Fausta Tasselli e don Valerio Shango, per il quale la conclusione del raduno è stata «ricca di proposte e di buone pratiche, quindi di speranza».

Sul fronte spirituale e su quello economico, la settimana trascorsa ha fatto registrare notizie positive e negative. Tra le positive: la riscoperta valoriale del messaggio francescano attraverso la presentazione in Vaticano del progetto sulla valle del primo Presepe e la superata crisi del Consorzio Sabina Universitas, che gestisce il Polo reatino della Sapienza e della Tuscia. Ma tra le notizie negative si registrano due avvenimenti dal risvolto drammatico riguardo all’occupazione: la nomina di un nuovo ad di Galatech per la liquidazione e il conseguente licenziamento dei 23 attuali dipendenti in forza all’azienda, ponendo così la parola fine all’ultimo caposaldo di  quell’industria elettronica che fu la Texas Instruments, poi Eems e quindi Solsonica, cancellando ogni possibilità di riassunzione di quasi 160 lavoratori.

Accanto a tale sfavorevole informazione, sarà chiusa dal prossimo 20 novembre, proprio sulla piazza comunale, l’agenzia del Monte dei Paschi di Siena, pezzo di pregio di quei pochissimi esercizi che sono rimasti aperti fino ad ora dopo la crisi economica e che va ad aggiungersi alla cessazione di importanti attività commerciali in centro (20 negozi nella sola via Roma e altre decine nelle vie adiacenti), per cui la città appassisce invece di risorgere dopo il sisma dello scorso anno, con il centro storico che sempre più si spopola.

Negli anni Settanta Rieti raggiunse il traguardo della quasi piena occupazione grazie alla Cassa per il Mezzogiorno, invenzione di De Gasperi. Tenuto conto dei cambiamenti intervenuti e senza mettere indietro le lancette dell’orologio della storia, secondo molti economisti il lavoro tornerà a crearsi, in zone di forte disoccupazione come Rieti, solo attraverso l’incremento della spesa pubblica indirizzata ad incentivare la domanda e i consumi. Lo Stato dovrebbe sostenere gli investimenti privati, come
avvenne in particolare a Rieti.

L’ipotesi ed insieme la ricetta sono suggerite anche dal sociologo Giuseppe De Rita in un recente editoriale apparso sul Messaggero. La forte disoccupazione tra i giovani e
l’evidente e non più occultabile agonia della città stanno entro le parole del Papa: «Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori… Precarietà totale: questo è immorale!». Parole quanto mai attuai anche nel piccolo di Rieti.

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