Chiesa di Rieti

Laudato si’, il vescovo: «Non è un trattato teorico, ma una visione integrale»

Mons. Domenico Pompili, nel numero di luglio di «Vita pastorale», interviene in occasione del 5° anniversario della pubblicazione dell’enciclica di Papa Francesco

«Non è un trattato teorico la Laudato si’, ma una visione integrale (teologica, antropologica, esistenziale) del cosmo e dell’essere umano nella loro intima relazione; un pungolo che ci stana dalle nostre comodità, dai nostri luoghi comuni». Lo scrive il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, nel numero di luglio di Vita pastorale in occasione del 5° anniversario della pubblicazione dell’enciclica di Papa Francesco.

«La Laudato si’, evidentemente, non aveva previsto il coronavirus – aggiunge -, ma già cinque anni fa invitava a non mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere quello che non va, né alzare gli occhi in attesa che l’alternativa scenda magicamente dal cielo”. Nelle parole del presule una chiave di lettura: “Papa Francesco ha dato voce non alla paura, ma alla speranza che consiste nel ‘riconoscere che c’è sempre una via di uscita, che possiamo sempre cambiare rotta, che possiamo sempre fare qualcosa per risolvere i problemi».

Dopo il lockdown, mons. Pompili indica tre cose che «non saranno più come prima»: la prima è il «ridimensionamento dell’individualismo becero»; la seconda è «un diverso rapporto con il tempo e con lo spazio, nel senso che abbiamo introiettato un ritmo più slow e insieme uno spazio più concentrato»; la terza è «aver individuato i problemi e le relazioni vere». Dopo cinque anni dalla pubblicazione dell’enciclica, il vescovo si sofferma sulla sua recezione che «è tutt’altro che acquisita, sia dentro che fuori la Chiesa». Il rischio indicato dal presule è quello di «ridurre la Laudato si’ a un manifesto verde che chiede un assenso, mentre ciò che sta al cuore dell’ecologia integrale è una chiamata in causa. Ogni cambiamento, infatti, nasce sempre dalla coscienza di singoli che si sentono chiamati personalmente a porre azioni che alimentano una diversa prospettiva».

In quest’ottica, mons. Pompili evidenzia la necessità di «far crescere comunità che, a partire dal basso, modifichino comportamenti, abitudini, prassi». «Di qui nasce l’idea condivisa con Slow Food di dar vita alle Comunità Laudato si’».

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