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L’arcivescovo Vincenzo Paglia: storica dichiarazione su tutela vita, dal Papa spinta a continuare

Presentata a Roma la Dichiarazione congiunta dei rappresentanti delle religioni monoteiste abramitiche sulle problematiche del fine vita. Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita: documento fino ad ora mai firmato da ebrei, cristiani e musulmani insieme

Una Dichiarazione “storica”. Così l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, descrive il documento siglato oggi in Vaticano dai rappresentanti delle religioni monoteiste abramitiche sulle problematiche del fine vita. Presentando il testo a Roma, in Sala stampa estera, assieme al rabbino che l’aveva proposta a Papa Francesco, Avraham Steinberg, copresidente del Consiglio nazionale israeliano di Bioetica, e a Marsudi Syuhud, presidente del comitato esecutivo di Nahdlatul Ulama, organizzazione musulmana indonesiana con oltre 50 milioni di appartenenti, il presule ha sottolineato come sia «la prima volta» in cui ebrei, cristiani e musulmani «firmano assieme una dichiarazione in difesa della vita, una dichiarazione che ama la vita fino al suo passaggio finale, che è la morte»: «non era mai accaduto» e «dopo il Concilio Vaticano II e sulla scia dell’impulso di Papa Francesco con la dichiarazione di Abu Dhabi» si è giunti ad una «dichiarazione congiunta». Un anno e mezzo di lavoro, di «scambi e incontri», in una dimensione di «dialogo comune» che ha portato ad una convergenza tra le tre religioni, al di là delle differenze.

L’esortazione del Papa

«Il Papa – ha spiegato monsignor Paglia a Vatican News – è rimasto molto contento e lieto di questo documento, perché ha visto che il cammino della fraternità universale faceva un altro passo e per questo ci ha detto di continuare, perché siamo pellegrini verso un incontro fraterno da parte tutti i popoli e di tutti i credenti. Il Pontefice mi aveva già detto all’inizio, quando mi ha affidato il compito di redigere congiuntamente questo testo, di quanto si abbia bisogno di gesti fraterni per aiutare il mondo ad essere meno diviso e più solidale».

No a eutanasia e suicidio assistito

La Dichiarazione mette nero su bianco il rifiuto e l’opposizione ad ogni forma di eutanasia e al suicidio medicalmente assistito, perché «atti completamente in contraddizione con il valore della vita umana», «azioni sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso» che, si sottolinea, «dovrebbero essere vietate senza eccezioni». Nell’incontro coi giornalisti, ribadito l’impegno della comunità musulmana per la difesa della vita umana, citate le leggi sul fine vita in alcuni Paesi, europei e non solo, sottolineando come il termine eutanasia spesso indichi una definizione di «dolce morte» e non di «omicidio». «Si usa una espressione come ‘dolce morte’ alla fine per accorciare la vita, per toglierla», ha evidenziato monsignor Paglia: «è un tradimento amaro di quell’amore che vuole sempre far vivere – e far vivere bene – e non eliminare chi si ama».

Promuovere le cure palliative

L’urgenza oggi è «promuovere in ogni modo le cure palliative perché fanno ritrovare alla medicina la propria missione di curare senza mai abbandonare e fanno ritrovare alla cultura la passione per convivere e non per scartare chi non ce la fa», ha aggiunto il presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Nel documento firmato dai rappresentanti delle tre religioni monoteiste abramitiche – tra gli altri, citato in conferenza stampa anche lo sceicco Bin Bayah degli Emirati Arabi Uniti – si sollecita una promozione delle cure palliative nelle università di tutto il mondo, offrendo il testo della Dichiarazione pure alle altre religioni. «Ci sono contatti a diversi livelli», ha precisato monsignor Paglia. «Un contatto lo abbiamo già avuto in Africa, quando sono andato a parlare ai responsabili delle cure palliative africane; a Houston, negli Usa, con gli ospedali sia cattolici sia protestanti; in Brasile con i responsabili degli ospedali cattolici. E continueremo ora con alcune università italiane di Milano, Bologna, Roma, per poter promuovere anche a livello universitario le cure palliative». Contatti a livello «amicale», ha aggiunto il presule, ci sono stati con «buddisti e induisti», sulla spinta in fondo del «lavoro che faceva Madre Teresa di Calcutta, ossia avvolgere di affetto coloro che stavano morendo, abbandonati da tutti». «Ho parlato di questa nostra iniziativa e non aspettano altro che mostriamo loro il documento, per poter studiarlo ed eventualmente firmarlo: alcuni buddisti anche italiani e alcuni induisti indiani, del Kerala. Ci sono poi contatti che si apriranno in Congo e alcune altre iniziative previste a novembre in Argentina, a Buenos Aires, dove con i rappresentanti delle tre religioni firmeremo lo stesso documento».

di Giada Aquilino per Vaticannews

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