Ambiente

L’archistar Boeri: «Città verdi in Africa, si può»

L'architetto famoso per i 'boschi verticali' lancia la sfida per realizzare città eco-friendly nell'Africa del Nord.

Città eco-friendly in Africa del Nord? E’ possibile, a patto di riuscire a dare il giusto spazio anche alla vegetazione, alle aree agricole e all’impegno per la desalinizzazione e la desertificazione. Lo ha spiegato alla ‘Dire’ Stefano Boeri, architetto divenuto celebre a livello internazionale per i “boschi verticali“, modelli di edifici residenziali sostenibili, che prevedono la riforestazione urbana sfruttando verticalmente la superficie della costruzione.

Nel corso di un incontro a Roma Boeri ha accennato alla possibilità nel futuro prossimo di creare nuove città nel Nord Africa. Un’area che accoglie quasi 300 milioni di abitanti, attraversata da est a ovest dal deserto del Sahara, e che presenta un indice di sviluppo umano medio-basso. “Sono progetti ancora in fase di elaborazione” tiene a precisare l’architetto. “Una sfida enorme, che in alcune aree del Maghreb consiste nel capire come si può realizzare un’idea di città di nuova fondazione che inglobi elementi vegetali, l’agricoltura e il deserto”.

C’è poi il tema della desalinizzazione: “Oggi siamo in grado, e lo stiamo già facendo in Messico ad esempio, di utilizzare sistemi di desalinizzazione che hanno un consumo molto basso e che possono produrre una notevole quantità d’acqua utilizzabile in agricoltura. Questo è un passaggio fondamentale”.

Esiste allora un rapporto forte tra architettura ecosostenibile e sviluppo? “Assolutamente sì” risponde Boeri. Che cita il Great Green Wall subsahariano, noto anche come Grande muraglia verde: promosso dall’Unione africana nel 2007, prevede una fascia di aree verdi attraverso il Sahel e il Sahara per contrastare l’avanzata del deserto – stimata dagli esperti in due chilometri all’anno – e la siccità, intensificata dai cambiamenti climatici.

L’obiettivo è migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, dice Boeri: “E’ un progetto incredibile che nonostante le difficoltà, ha dimostrato che si può fare”. Il nodo sono “naturalmente i costi” ma anche la possibilità, cruciale in questa nuova etica del costruire, “di passare da un sistema ecosufficiente ad autosufficiente, in cui sostanzialmente si consuma il meno possibile”. Boeri è stato ospite del ciclo di appuntamenti ‘Lezioni sulla fine del mondo – Ri-costruzione della città’, dal titolo ‘Rigenerazione, ricostruzione, manutenzione qualità architettonica’, curato da Marta Frantocci per ‘Rai Cultura’ presso il Macro Asilo di Roma.

L’architetto è convinto che la lotta agli ai cambiamenti climatici non sia solo un lavoro per scienziati o industriali: anche la città, con costruzioni ecosostenibili, piani di riforestazione e aumento delle aree verdi, ha le proprie carte da giocare. Una riflessione che Boeri, nuovo presidente della Triennale di Milano, ha tenuto a portare alla prossima edizione dell’esposizione internazionale che si terrà dal primo marzo al primo settembre, dal titolo ‘Broken nature: design takes on human survival’ (‘Natura spezzata: il design e la sopravvivenza umana’).

Da Dire.it

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