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L’appello delle ragazze afghane: «Vogliamo andare a scuola»

Per ora fanno lezione all'aperto, ma l'inverno è alle porte: servono fondi per strutture e insegnanti

“Salvateci dall’analfabetismo”. Questo l’appello giunto da Beshud, cittadina dell’Afghanistan centrale dove 40 ragazze tra i 10 e i 16 anni hanno un sogno: imparare finalmente a leggere e scrivere. Un desiderio che i miliziani estremisti non possono più ostacolare, dato che mesi fa queste ragazze, con le loro famiglie, hanno dovuto lasciare le proprie case e trasferirsi in una regione più sicura. Tuttavia, tra queste adolescenti e la voglia di imparare si è frapposta una nuova sfida: la mancanza di aule scolastiche e insegnanti.

Bahadur Khamosh, un attivista locale di 32 anni, si è fatto portavoce delle loro ambizioni e attraverso l’agenzia Dire lancia un appello all’Italia: “Servono risorse per permettere a queste bambine e adolescenti di studiare. Se in Italia o in altri Paesi europei ci sono ong, privati cittadini o istituzioni che vogliono dare una mano, per favore fatevi avanti”.

La città di Beshud, riferisce l’attivista, negli ultimi mesi ha accolto oltre un migliaio di famiglie fuggite dalle province vicine di Laghman e Kunar, dove la popolazione da anni è esposta alle continue minacce e violenze dei miliziani talebani o del gruppo Stato islamico (Isis). “Nel nostro Paese la guerra prosegue da decenni, c’è tanta povertà” dice Khamosh, che continua: “Alcune persone, soprattutto nelle zone rurali, non mandano le proprie figlie a scuola perché consentire a una donna di studiare o, peggio, trovare un lavoro, è considerato peccato”.

Convinzioni culturali che trovano eco nell’ideologia fondamentalista islamica dei talebani e dei combattenti dell’Isis, che attaccano le famiglie che permettono alle figlie di ricevere un’istruzione. Così, per evitare pericoli, anche i genitori più progressisti rinunciano e tengono le bambine in casa. Una volta giunte a Behsud però, racconta ancora l’attivista, molte giovani profughe “sono rimaste affascinate nel vedere le proprie coetanee leggere e scrivere. Così, hanno iniziato a chiedere ai propri genitori di poter andare a scuola”. Una quarantina di famiglie, continua l’attivista, ha accettato. “Un giorno un papà si è presentato a casa mia è mi ha detto: ‘Abbiamo cambiato idea, vogliamo che le nostre figlie siano istruite ma non sappiamo come fare. Alcune di loro sono ormai troppo grandi e i presidi non hanno accettato l’iscrizione: esigono che ricevano i rudimenti di base ma nella scuola elementare non c’è posto per loro“.

Per ovviare al problema, un maestro si è offerto di tenere alcune lezioni all’aperto: bambine e adolescenti, sedute sull’erba, hanno seguito con attenzione il loro insegnante, che sulla lavagna portatile traccia lettere e parole. Ma l’inverno è alle porte e le aspiranti studentesse hanno urgentemente bisogno di una struttura al coperto, calda e confortevole. “Aiutateci a raccogliere i fondi necessari” dice Khamosh: “Queste piccole donne devono poter realizzare i propri sogni”.

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