L’anziano: figura preziosa per la società e la Chiesa

Un affollato l’Auditorium Varrone ha accolto l’incontro formativo promosso dall’Ufficio per la Pastorale della Salute della Diocesi di Rieti. “L’anziano una stagione preziosa del vivere. Una risorsa per la Società e per la Chiesa”: questo il tema al centro dell’incontro che ha visto insieme qualificati relatori.

Ad aprire i lavori il diacono Nazzareno Iacopini, Direttore Diocesano dell’Ufficio della Pastorale della Salute che ha ringraziato della loro presenza gli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, le classi IV A e IV F dell’Istituto professionale per i servizi sociali, le classi IV C e IV B del Liceo delle scienze umane e la classe V B dell’Istituto tecnico agrario.

Iacopini ha sottolineato i rischi di una politica di tagli indiscriminati che va a colpire le fasce deboli della popolazione con riduzione dei servizi assistenziali offerti.

«È di pochi giorni fa – ha detto il direttore dell’ufficio pastorale – la notizia che verranno ridotti i fondi per l’Hospice ed assistenza domiciliare, che si va ad aggiungere alla oramai cronica mancanza di organico del personale del nostro ospedale provinciale. La risposta deve essere cercata attraverso una nuova politica in ambito socio-sanitario-assistenziale che consideri anche gli aspetti etici e morali. Oggi la persona anziana, pur con le proprie fragilità, può e deve essere una grande risorsa sociale ed anche economica. Devono essere sviluppate quelle politiche non solo di mera assistenza, ma di coinvolgimento dell’anziano all’interno della società, per meglio costruire con la vera coesione sociale, che non escluda i deboli, gli anziani ed i malati, in una società più equa e più umana verso tutti».

Il Vescovo di Rieti Monsignor Delio Lucarelli ha portato il proprio saluto, a seguire le riflessioni del Sindaco di Rieti Simone Petrangeli e di quello di Cittaducale Roberto Ermini. Presentie anche Sebastiano Capurso, presidente regionale Anaste (Associazione nazionale strutture per la terza età) e Barbara Proietti della Direzione Amministrativa Funzione Ospedaliera della Asl di Rieti.

La relazione di Antonella Morgante, della Direzione Medica dell’Ospedale S. Camillo de’ Lellis di Rieti è stata incentrata sui dati epidemiologici ed assistenza ospedaliera. «Il servizio sociale ospedaliero – ha detto Morgante – opera al servizio delle persone anziane, anche in fase di dimissione, partecipando alla realizzazione di percorsi di deospedalizzazione finalizzati alla continuità delle cure, facilitando il rientro del paziente in ambiente residenziale o domestico. Molto resta ancora da realizzare nel nostro ospedale relativamente all’aspetto di umanizzazione delle cure. Ci ripromettiamo di continuare a lavorare al definitivo riconoscimento del paziente anziano nel luogo di cura».

«L’anziano anche malato, ha tanto da dire» – ha sottolineato nel suo intervento Alessandro Nobili, Direttore dell’Assistenza Sanitaria Territoriale dell’assistenza domiciliare integrata. «La casa è vista come luogo di sicurezza e di ritualità confortante, da qui l’importanza delle cure domiciliari. L’ospedale deve avere un ruolo transitorio di degenza». È seguito un rapido escursus sulla nascita dell’assistenza domiciliare, partita dagli Stati Uniti dove si è sentita la necessità di ridurre le prestazioni ospedaliere. Arrivando ai giorni nostri, nella Regione Lazio l’assistenza domiciliare è una realtà ben radicata. «L’aspetto economico è importante – ha concluso Nobili –  ma quando si ha a che fare con l’anziano non si può non mettere al centro il cuore».

Vincenzo Latini, membro nazionale Anaste (Associazione nazionale strutture per la terza età) ha parlato delle residenze sanitarie assistite che rappresentano l’anello di congiunzione tra assistenza ospedaliera e domestica. Attività medica, di tipo socio sanitaria e riabilitativa vengono portate avanti all’interno delle strutture residenziali assistite, come quella di Santa Rufina (nel Comune di Cittaducale) che Latini gestisce, l’unica nella Provincia di Rieti. La speranza è che presto possa aprire una nuova struttura, necessaria viste le lunghe liste di attesa.

L’anziano una risorsa per la società è la tematica trattata al consigliere regionale Daniele Mitolo, che ha illustrato i dati di una recente ricerca di carattere europeo promossa dalla Fondazione Turati. «L’anziano può avere un ruolo importantissimo – ha ricordato Mitolo – nella nostra realtà provinciale ci sono paesi che si sono svuotati e rischiamo di perdere anche i mestieri e le tradizioni di una volta. Dovremmo tornare a queste tradizioni che oggi potrebbero rappresentare una possibilità di lavoro per tanti giovani della nostra provincia».

A seguire le conclusioni affidate a Monsignor Ercole La Pietra, vicario generale della Diocesi di Rieti che è partito da un dato: i 37 mila ultrasessantacinquenni della provincia di Rieti.

«Rappresentano 37 mila problemi o sono forse 37 mila possibilità?» ha domandato Monsignor La Pietra. «Dobbiamo superare la cultura dello scarto. Chi l’ha detto che la vita è un valore solo se accompagnata da efficienza?Quante cose si imparano sui libri ma quante direttamente sul campo. Nella nostra provincia 37 mila portatori di memoria. L’Onu, che ha indetto l’anno europeo dell’invecchiamento attivo ha invitato a ripensare l’indipendenza, la partecipazione, le cure, la realizzazione personale e la dignità degli anziani. La vita va rispettata nella sua dignità fino in fondo. Questo impone un cambiamento nel modo di porsi di fronte all’anziano. Pur in presenza di alcune deficienze di ordine fisica resta fondamentale il valore della vita».

«Quando un’anziano smette di vivere?» si è poi chiesto il vicario generale della Diocesi di Rieti. «Anche quando da l’impressione di non poter dire di più, ha, nelle sue rughe, scritta una storia che racconta fino all’ultimo momento. Non lasciamo queste storie inaridirsi. I nostri anziani potranno dare moltissimo se sapremo riconoscere loro  i carismi della vecchiaia, la gratuità, la memoria, la spiegazione di vita, l’interdipendenza».

«È doveroso – ha concluso il sacerdote – instaurare una vera cultura della vita. Dagli anziani riceviamo l’impegno nelle attività caritative, nell’apostolato, nella liturgia della Chiesa, nelle associazioni, nei movimenti, all’interno delle famiglie dove sono ancora l’ago della bilancia. Dobbiamo strapparli dall’apatia e dalla sfiducia, renderli partecipi all’interno delle attività pastorali della Diocesi e delle parrocchie, senza trascurare le persone anziane delle altre confessioni religiose, sostenere le famiglie con il prezioso servizio a domicilio, interessarci degli ospiti delle strutture residenziali e offrire la stessa attenzione anche ai tanti sacerdoti anziani».

La memoria di cui l’anziano è  portatore non si può rottamare come un ferrovecchio: è un patrimonio di inestimabile valore che deve essere messo a disposizione delle generazioni più giovani, per costruire tutti insieme un mondo più giusto e più solidale.

Questo Incontro formativo è stato un’ importante successo dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute, che in questo anno dedicato alla Famiglia, ha analizzato quali figure all’interno della di essa siano più bisognose, in difficoltà e che necessitano di aiuto. L’indagine di studio, ha portato a dare delle precise priorità: l’anziano, la donna, il Bambino, il ragazzo.

Ecco perché, la prima grande iniziativa dell’Anno Pastorale dedicato alla famiglia, l’Ufficio della Pastorale Sanitaria l’ha dedicata all’anziano.

Rispondi