Meeting dei Giovani 2020

La vita di Carlo Acutis e la capacità di «de-centrarsi» e andare verso l’altro

Il migliore commento al “Prologo” di san Giovanni? La breve e intensa vita di Carlo Acutis: dopo la bellissima testimonianza della mamma del santo adolescente, il vescovo Domenico ne fa oggetto dell’omelia della Messa che ha concluso il Meeting

Il migliore commento al “Prologo” di san Giovanni? La breve e intensa vita di Carlo Acutis. Dopo la bellissima testimonianza della mamma del santo adolescente, il vescovo Domenico ne fa oggetto dell’omelia della Messa che ha concluso il Meeting.

La tre giorni dei giovani radunati a Leonessa culmina in una celebrazione eucaristica quanto mai “festiva” in questa edizione del “Me We” incentratasi proprio sul valore del tempo e della festa. E dopo la proclamazione della pagina evangelica sul Verbo fatto carne, che dopo essere risuonato nella Messa di Natale viene riproposta dalla liturgia del periodo natalizio dieci giorni dopo, monsignor Pompili non esita a dire come l’esperienza mistica del giovane oggi venerabile per la Chiesa abbia perfettamente fatta proprio questo messaggio, «quando diceva di aver individuato un’autostrada per il cielo». Ed è sorprendente rilevare «come un adolescente abbia avuto questa grande maturità spirituale».

Insieme, don Domenico vuole sottolineare di Carlo la grande «capacità di de-centrarsi e di guardare verso l’altro». Il venerabile non è stato uno che si è guardato i piedi, come facciamo quando cominciamo a camminare. Carlo è stato originale anche in questo: non si è limitato a guardarsi allo specchio, tipico della nostra generazione un po’ narcisista, ma è stato uno che si è sempre spinto verso gli altri», ma ha sempre mostrato a «di avere un ‘altrove’ che non fosse semplicemente se stesso».

Un esempio prezioso per tutti: «Se noi cristiani, che frequentiamo l’eucaristia e per questo abbiamo un contatto ‘fisico’ col Maestro, non siamo persone che nella vita quotidiana diamo a intendere un altro stile di vita che non è semplicemente badare a sé ma curarsi dell’altro, saremo sempre non solo incompresi, ma soprattutto insignificanti».

E questo vale in particolare per i giovani del Meeting cui il vescovo si rivolge, invitandoli a saper «inventare qualcosa che possa essere di qualche utilità per gli altri», senza limitarsi «a stare semplicemente tra di noi»: poiché «non è da come uno mi parla di Dio che capisco se ha abitato il fuoco dell’Eterno, è dal grado di bellezza e di verità che suscita la sua vita che io comprendo, come abbiamo compreso benissimo stamattina chi fosse Carlo Acutis».

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